0
In risposta a: del
Una Canzone Eterna
AUTORE: bosio
email: -
8/6/2011 - 19:29
Alla Madre
Vorrei saper suonare uno strumento eterno,
affacciato all'infinito,
senza appoggi in equilibrio,
senza svegliarti,
vorrei saper suonare
una melodia sconosciuta
nel vapore delle nuvole,
attraverso le anime sbiadite
per ricordarti...
tenendoti per mano.
In risposta a: del
VORREI
AUTORE: G.M.
email: -
5/6/2011 - 18:38
Vorrei lasciare
tra le tue dita
una parte di me
la più piccola parte di me,
la più indifesa, smarrita.
La parte di me
che ha paura del buio
e dei sogni cattivi,
che spesso s'illude
di avere le ali
e di prendere il volo.
Vorrei lasciare
tra le tue dita
quel poco di me
che tu non comprendi
che tu non conosci.
In risposta a: del
NON CAMBIARE CANALE
AUTORE: Giulia Antonelli
email: -
2/6/2011 - 20:50
Dove vanno a morire i ricordi
quando la mente ne è piena
come una spugna di mare
che gonfia flaccida e inutile
ammara sulla spiaggia stanca di onde.
Quando si ammala il cuore
per il troppo passato alle spalle
denso di pianto per la vita strappata.
I ricordi s’infrangono sugli occhi vuoti
dei sopravvissuti delle stragi di mafia
del terrorismo di ogni colore
mentre il conduttore guarda la camera
e dallo schermo trafigge lo stanco ascoltare.
Passami il sale e azzera quest’audio
che fa solo male e distrae
il già faticoso vivere delle nostre case.
Dove vanno i ricordi
dietro la fila di date e di luoghi
che scorrono anonimi
sul video lattiginoso per non disturbare
le cene afone di chi ha troppo ascoltato.
Passami il pane
versami il vino
ma non cambiare canale.
In risposta a: del
ESTATE
AUTORE: Red
email: -
30/5/2011 - 9:09
Cammino
la sabbia infuocata
è ricordo
di estati più dolci
quando bambino
il mare era premio
I monti lontani
i pini raccolti
vegliavano
i dolci ricordi
di quando mia madre
vestita di festa
sorrideva felice
negli anni più dolci
Il mare era calmo
sembrava sentire
la pace, il silenzio
i progetti ambiziosi
di un piccolo uomo
che viveva felice
nel piccolo mondo
cullato dal sogno
Mia madre rideva
felice del sogno
il giorno era luce
di mille colori
la sabbia era calda
tremolante lontano
mi prese la mano
e mi baciò piano piano
In risposta a: del
UTOPIA
AUTORE: Sconosciuto (inserita da Roberto)
email: -
26/5/2011 - 15:41
Di che colore può essere domani il giorno.
Siamo in estate
se ti fermi a pensare
se metti insieme tutte le ore della tua vita
forse riuscirai ad immaginare gli odori dell'alba
il canto di qualche uccello smarrito
gli occhi di colui che verrà a bussare alla tua porta.
Nessun giorno è uguale e tu lo sai
ma vuoi che domani
e tutti i domani di domani
si assomiglino a un giorno di tempo fa
magari non per tutto il giorno, neanche per un'ora
solamente per quel minuto, il secondo preciso,
in cui hai potuto vedere, come in un sogno
l'azzurro intoccabile di quell'Isola
In risposta a: del
UN' ALTRA VOLTA SAPREI
AUTORE: Izet Sarajlic (inserita da Roberto)
email: -
26/5/2011 - 15:39
Troppo poco ho goduto gli scroscri primaverili e i tramonti del sole
Troppo poco mi sono dilettato della bellezza delle vecchie canzoni e
delle passeggiate al chiaro di luna
Troppo poco mi sono inebriato del vino dell'amicizia
anche se al mondo quasi non c'è paese dove avevo almeno due amici.
Troppo poco tempo ho dedicato al mio amore
io che all'amore avevo consacrato tutto il mio tempo.
Un'altra volta saprei incomparabilmente di più godere la vita.
Un'altra volta saprei
In risposta a: del
Tu ci sei?
AUTORE: Amalia
email: -
24/5/2011 - 8:05
Cautamente svelo il mio animo,
mi avvicino perché ti sento fragile
come me,
mi avvicino perché ho letto sofferenza
in quegli spazi bianchi,
come me,
mi avvicino perché … perché
il tacere era essere capiti.
Condividere le risate,
il gioco,
la derisione,
la solitudine tra la gente.
Poi … è accaduto l’imprevedibile,
no, forse era tutto prevedibile.
La lontananza ha travolto gli animi nella quotidianità,
ha portato confusione,
trascinando ogni pensiero nella voragine dell’oblio.
Nell’incedere inesorabile della vita
tu non hai i mezzi per aiutarmi..
ma è sufficiente che tu ci sia.
Tu ci sei?
AUTORE: Giuseppe Marangoni
email: -
19/5/2011 - 8:45
Là dove muore il sole
nel ventre del Vulcano
e il mar si espande
nel verde dei giardini
quasi pascolo per le pecorelle Eolie
ove furono marmorei templi
e scuole di pensiero
e gli uomini si mischiarono agli dei,
c'è ancor la mia collina
deturpata da orride escrescenze:
grigi "pilazzi" arroganza del potere.
Povera di beni e ricca di calore umano
era la mia gente e si ritrovava nella
cultura orale, nel frugale desco
e nella sacralità del focolare.
Poi fu il nuovo sapere nella trivialità
nell'ostentare e fu la fine
nell'impossibilità di vivere.
Ma forse ci sarà un angolo,
tra cielo e mare,
ove morire tra profumo di zagare,
vegliato da ulivi e oleandri,