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PISTOIA
Francesco Ferrini eletto presidente del Distretto vivaistico ornamentale pistoiese

2/7/2021 - 20:15

Oggi al circolo di Masiano, l’assemblea del Distretto vivaistico ornamentale pistoiese ha scelto come nuovo presidente il professor Francesco Ferrini, ordinario di “Arboricoltura generale e coltivazioni arboree” dell’Università di Firenze, fra i massimi esperti a livello internazionale di arboricoltura urbana, insignito nel 2019 dell’Award of Merit della International Society of Arboriculture (Isa), che è l'onore più alto alla carriera conferito dall’Isa, ma anche vincitore nel 2009 del premio Fabio Rizzi per l’impegno «nella ricerca e nella divulgazione delle conoscenze tecnico-scientifiche in materia di vivaismo e arboricoltura ornamentale, in continuo contatto con i produttori in tutto il mondo».


Francesco Ferrini, che era stato proposto dal presidente di Cia Toscana Centro Sandro Orlandini e non ha trovato candidature alternative in seno a un’assemblea distrettuale a cui non ha partecipato Coldiretti, succede a Francesco Mati, che ha presieduto il Distretto delle piante per due mandati, dal 2015 ad oggi, durante i quali il vivaismo pistoiese ha saputo superare con forza vari momenti di crisi. Per Luca Magazzini, presidente dell’Associazione vivaisti italiani, che è il soggetto referente del Distretto vivaistico ornamentale di Pistoia, «dal prof. Ferrini ci si aspetta un ulteriore salto di qualità scientifico nella divulgazione del settore vivaistico e dei benefici della produzione del verde per la salute e l’ambiente. E l’operato di Avi anche con la presidenza di Ferrini sarà improntato all’apertura, al coinvolgimento di tutti e alla trasparenza delle azioni al fine di rafforzare il distretto pistoiese».


«Coloro che mi hanno preceduto – ha detto Francesco Ferrini, dopo essere stato eletto, rivolgendosi a Mati e Vannucci - hanno permesso di attuare le molteplici attività del Distretto che ne hanno garantito la crescita, pur in un contesto di crisi come quello degli ultimi anni. Per cui a loro va il mio personale ringraziamento, che penso sia condiviso da tutti». «Le cose da fare sono tante – ha continuato Ferrini -, non perché non sono state fatte, ma perché semplicemente nell’ultimo anno e mezzo è cambiato tutto: è cambiata la prospettiva con cui si guarda al verde urbano».


«Il vivaista deve essere sempre più consapevole – ha affermato il neo-presidente Ferrini – che quando vende una pianta, vende una medicina. Non voglio esagerare, ma è come se vendesse una medicina biologica, a impatto zero, che non fa bene solamente al corpo, ma anche allo spirito. Questo è il punto preliminare. Un vivaista non vende un semplice prodotto ma molto di più, cioè tutta una serie di benefici diretti e indiretti per la vita dell’uomo che contano molto di più del mero valore estetico della pianta. Vende qualcosa che assorbe CO2, che intercetta le polveri sottili, che riduce l’inquinamento, che fa ombra e quindi mitiga gli effetti del cambiamento climatico».


Il presidente Ferrini, dopo aver sottolineato che si propone di coinvolgere tutti in modo che il distretto sia al servizio di tutte le imprese e del territorio, ha annunciato che si prenderà un po’ di tempo per stilare un vero e proprio programma. Ma intanto ha evidenziato alcuni punti fondamentali.


- Centralità dei vivai. Essi devono «diventare i driver del neo rinascimento verde che sta rivoluzionando le città e non essere contattati solo al momento dell’acquisto di piante, quando tutto è stato già deciso – ha detto Ferrini -. Non è pensabile piantare milioni di alberi, rendere le nostre città molto più verdi, senza partire dalle esigenze di chi tali piante le produce. Anche per favorire l’espansione delle attività e magari verso certi prodotti rispetto ad altri possibili».


- Più visibilità al distretto. Per Ferrini va «migliorata la visibilità dell’attività vivaistica, che è meno conosciuta di quanto si pensi», con molte persone ad esempio che anche in Toscana non hanno la minima percezione dell’importanza di livello internazionale del polo vivaistico pistoiese o non sanno che le piante che si vedono nelle città sono state prodotte nell’arco di 6, 7, 10 anni.


- Più internazionalità. Bisogna migliorare il dialogo con le istituzioni e allacciare nuovi rapporti anche a livello nazionale ed europeo. «E a onor del vero – ha detto Ferrini – questo punto è stato caldeggiato anche da chi mi ha preceduto».


- Più investimenti nella ricerca. Adesso gli investimenti nella ricerca per il florovivaismo sono fermi a circa lo 0,0004% del giro d’affari del settore florovivaistico, contro una «già bassa media nazionale dell’1,4%» di investimenti in ricerca sul Pil. Se il florovivaismo vale circa 2,5 miliardi di euro, l’1,4% significherebbe 35 milioni di euro, che sarebbero 35 volte di più di quanto viene investito oggi dal ministero competente.


- Informatizzazione. Il distretto dovrà dotarsi di un sito web dove saranno fornite tutte le informazioni sulle attività svolte e Ferrini invita i soci a sostenerlo nell’attuazione di questo cambiamento e a fornire il proprio contributo in termini di idee.


«Chiedo quindi a tutti i soci di sentirsi direttamente coinvolti – ha concluso Ferrini -. Perché serve il contributo di tutti. Vi assicuro che ogni idea sarà apprezzata, ogni suggerimento valutato».

 
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