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PISTOIA
Liceo Amedeo Savoia, Anpi: "Leggiamo ancora la storia attraverso la lente distorta della retorica fascista"

8/7/2022 - 11:21

Lunedì 4 luglio, nella sala consiliare del Palazzo di Giano, il Comitato unitario per la difesa delle istituzioni Repubblicane (Cudir), convocato dal sindaco Tomasi nella sua veste di presidente, tra gli argomenti all’ordine del giorno ha preso in esame la richiesta, inviata dall’Anpi provinciale, che il Comune, come già diverse amministrazioni comunali, riabiliti gli oltre mille soldati fucilati nel corso della Prima Guerra Mondiale per ordine dei comandi militari italiani, senza accertamento delle responsabilità,  in molti casi  senza processo e per estrazione a sorte.

 

Questi militari, per lo più contadini semianalfabeti, mobilitati per una guerra di cui non comprendevano gli scopi, furono passati per le armi perché fossero di esempio ai commilitoni, in base a sommarie accuse di codardia, insubordinazione o disfattismo.

 

Ciò comportò l'esclusione dei loro nomi dall’Albo dei caduti della Grande Guerra e dalle lapidi a essi dedicate nei luoghi di provenienza, oltre che una grave onta per le rispettive famiglie. 

 

Un atto formale di riparazione nei confronti di questi fucilati venne richiesto, a partire dagli anni Sessanta, da storici, intellettuali e amministratori locali, approdando al Parlamento solo nel 2015 con un disegno di legge votato all’unanimità dalla commissione difesa della Camera, ma rimasto fermo in Senato.

 

La proposta riprese il via nel 2018 nella commissione Difesa del Senato, dove l’iter si è concluso nel marzo 2021 con una risoluzione, priva di sviluppi legislativi, che  impegna il Governo ad affiggere nel complesso del Vittoriano una iscrizione che riabiliti giuridicamente questi soldati cancellati dalla storia, riconoscendoli come vittime di guerra.

 

Questo è accaduto il 24 ottobre 2021, in occasione della cerimonia solenne per il centenario della traslazione delle spoglie del milite ignoto all’altare della Patria, tenutasi alla presenza del Presidente Mattarella. 

 

Rincuorato da questo segnale della volontà politica di superare la "damnatio memoriae" nei riguardi delle vittime di un sistema militare mosso da una concezione distorta della disciplina e da un malinteso senso dell’onore, il comitato provinciale Anpi di Pistoia ha dato mandato al proprio presidente di chiedere formalmente a tutti i sindaci della provincia, in prossimità del 4 novembre, di compiere un atto di riparazione storica, affiggendo in spazi attigui ai monumenti e alle lapidi  dedicati ai caduti della grande Guerra  una iscrizione con lo stesso tenore di quella inaugurata al Vittoriano dal Presidente della Repubblica ( “…la Repubblica italiana onora la memoria dei propri figli in armi fucilati durante la prima Guerra mondiale per reati contro la disciplina, anche in assenza di un oggettivo accertamento delle loro responsabilità, a testimonianza di solidarietà ai militari caduti, ai loro familiari e alle popolazioni”).

 

Questo in attesa che il Ministero della difesa, “dopo gli opportuni approfondimenti storici” negli archivi delle forze armate, pubblichi i nomi e le circostanze della morte di ciascuno dei caduti, “dandone comunicazione al Comune di nascita per l’eventuale pubblicazione nell’Albo comunale” (dalla risoluzione approvata all’unanimità dalla commissione Difesa del Senato il 10 marzo 2021). 

 

A oggi non risulta che queste comunicazioni siano ancora pervenute ai Comuni. Per anni l’Anpi nazionale ha pubblicato articoli degli storici di riferimento sulla Grande Guerra e sulle sue conseguenze umane, sociali e politiche, invitando le istituzioni civili e militari a commemorarla per l’anniversario della vittoria senza la retorica risorgimentale della liberazione delle “terre irredente” e senza indulgere in narrazioni epiche, imperniate sul mito degli eroi caduti per la Patria, come residui della cultura imperante nel ventennio fascista.

 

La nostra richiesta non è ispirata a propositi di revisionismo storico nei riguardi delle forze armate dell'epoca. Nasce bensì a sostegno della riapertura di un capitolo della storia del Novecento per integrarlo e correggerne gli errori, liberandolo dai miti del militarismo e dagli stereotipi nazionalisti della prima metà del Novecento. 

 

Il medesimo intento ci porta oggi a entrare nel merito della intitolazione del liceo scientifico di Pistoia ad Amedeo di Savoia Duca d'Aosta, dopo essere rimasti per anni in silenzio, per rispetto dell'autonomia dell'Istituto. Siamo rimasti in attesa delle decisioni degli organi preposti anche quando all'interno del collegio dei Docenti è stato sollevato il problema di ciò che storicamente quel nome rappresenta non solo per la comunità scolastica ma anche  per quella pistoiese tout-cour ed è stata presentata la richiesta di sostituirlo con quello di una personalità più consona con i valori del nostro tempo, mentre sui media imperversavano le fazioni dei favorevoli e contrari.

 

Solo ora che il consiglio di istituto ha respinto la richiesta della maggioranza del collegio, questa associazione ritiene opportuno manifestare la propria posizione su un tema che ci coinvolge direttamente come rappresentanti dell'antifascismo, eredi di coloro che hanno contribuito a liberare l'Italia dal nazifascismo e custodi della Costituzione Repubblicana. 

 

È del tutto comprensibile che nell'anno 1942 il neonato liceo scientifico di Pistoia venisse intitolato a una figura di spicco della monarchia sabauda distintasi nelle imprese coloniali fasciste, in Africa Orientale e in Libia, volute dal regime per dare all'Italia un impero e a Vittorio Emanuele III il titolo di Imperatore.

 

L'eroe dell'Amba Alagi, morto in Kenia proprio in quell'anno in un campo di prigionia inglese, nella narrazione del regime divenne immediatamente una figura mitica, dalle tinte agiografiche, un eroe soldato simbolo del sacrificio per la Patria richiesto a tutti gli Italiani, da additare come esempio per le giovani generazioni fasciste. 

 

Si omise allora e per quasi 80 anni dall'avvento della Repubblica si è continuato a sottacere i dati storici che, sovrapposti al profilo epico del Duca d'Aosta, lo tratteggiano come viceré d'Etiopia, promulgatore della legislazione razzista emanata dal fascismo per le colonie e  coautore della feroce repressione della resistenza libica attuata da Rodolfo Graziani, il “macellaio del Fezzan”. 

 

In uno Stato democratico che avesse scelto di fare i conti con il proprio passato totalitario e coloniale, il nome di Amedeo di Savoia sarebbe stato tolto immediatamente dalla facciata del liceo scientifico, come da molte altre scuole, strade e piazze d'Italia, e sostituito con altri nomi più rispondenti ai principi fondativi della Repubblica, valori che nella Costituzione si contrappongono ai miti bellicisti e coloniali del fascismo.

 

La sostituzione di quel nome, ieri e oggi, non doveva essere una scelta di parte, tanto meno motivata da intenti propagandistici e di speculazione ideologica, bensì avrebbe dovuto essere condivisa in virtù della comune adesione ai valori della Costituzione Repubblicana. Non sarebbe stato un atto di "cultur cancel" e tanto meno di volontà iconoclastica nei riguardi di un eroe, ma il frutto di una conoscenza storica approfondita e non settoriale, liberata dagli orpelli della narrazione epica e arricchita dagli episodi riesumati da "armadi della vergogna".  

 

Dispiace che l'organo collegiale rappresentativo dell'intera comunità del liceo scientifico, il 30 giugno scorso, dopo 76 anni, non abbia voluto cogliere l'occasione per correggere, con un voto unanime, una delle contraddizioni della storia repubblicana".

Fonte: Anpi
 
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8/7/2022 - 16:00

AUTORE:
Bibi

Leggo e rileggo il comunicato e per la parte relativa alle decimazioni , mi trovo perfettamente d 'accordo .
Vorrei anche aggiungere come certi fatti siano avvenuti anche alla luce delle dichiarazioni di Cadorna che sostanzialmente disprezzava i soldati .
Attribui' alla loro vilta' la disfatta di Caporetto.

Per la seconda parte , come altre volte ho scritto , lascerei la scuola al nome del Duca D Aosta , imponendo in bella evidenza una targa che , rispettando la storia, definisse i contorni.

Trovo poi un ,Pasticcio" storico del "vai a posto perché non hai studiato " come mi capitava spesso, unire Graziani. Libia, Aosta.

La collaborazione "libica" fra il duca e Graziani , e'un terribile svarione o spererei un refuso o confusone da parte mia

In Eritrea , Graziani lascio' la Colonia contemporaneamente all'arrivo del duca .Fu il generale Cavallero che uso' i gas mentre Vicere' era il duca che dubiterei non sapesse e comunque questo avvenne sotto la sua amministrazione e responsabilità

Un po' più di attenzione , sarebbe d 'obbligo, da chi si definisce ancora oggi voce ufficiale dell' antifascismo, Costituzione etc.