Valdinievole OGGI La Voce di Pistoia
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Sono una turista che ha soggiornato alcuni giorni a casa di amici in quella che si dice sia stata una delle città termali più rinomate non solo d'Italia ma forse anche d'Europa. Sono rientrata a casa .....
BASKET

Tempo di presentazione anche per il secondo acquisto delle ultime due settimane in casa Estra Pistoia Basket, vale a dire la guardia classe 1999 Gabriele Stefanini.

BASKET

Fabo Herons Montecatini comunica di avere rescisso l’accordo con l’atleta Alberto Benites, accogliendo la sua richiesta di cambiare squadra.

BASKET

Estra Pistoia Basket 2000 Ssd arl comunica di aver raggiunto un accordo fino al 30 giugno con la guardia Gabriele Stefanini che si metterà a disposizione di coach Stefano Sacripanti a partire da martedì 13 gennaio. Indosserà la maglia numero 4.

PODISMO

Successo del portacolori dell’Atletica Calenzano Samuele Oskar Cassi nella trentasettesima edizione della ‘’Scarpinata di’ granocchio", organizzata dalla Podistica Aglianese.

BASKET

Sconfitta amarissima quella che l’Estra Pistoia rimedia al PalaDelMauro di Avellino contro l’Unicusano nella seconda giornata di ritorno di Serie A2 Lnp 2025/26.

CICLISMO

Ora è ufficiale: dal 2026 il team pistoiese Franco Ballerini si chiamerà Neri Sottoli – Lucchini Energy.

CALCIO

Vince e convince la FC Pistoiese, che al Brera di Milano conquista un importantissimo successo nell’andata delle semifinali di Coppa Italia di Serie D.

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Oltre un secolo di storia industriale che si intreccia con quella della città.

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Raccontami un libro, di Maria Valentina Luccioli.

Per non essere da meno
Faccio anch'io quello che posso,
ma .....
ZODIACO
di Sissy Raffaelli

L'oroscopo annuale di Sissy Raffaelli

IL SEGNO DEL MESE
di Sissy Raffaelli

Il segno del mese

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VINI GIUSTI
di Guido Ricciarelli
Il Vino dei Misteri

19/2/2011 - 20:05


IL VINO DEI MISTERI

Per la mia prima trasferta dell’anno (il Ponte dell’Epifania) ho puntato verso il Piemonte. Impossibile resistere al fascino dei rossi da uve nebbiolo che trovano straordinari interpreti dal nord della regione al Roero e, soprattutto, nelle Langhe. Barbaresco e Barolo sono denominazioni imprescindibili nelle gerarchie nazionali e continua fonte di scoperta per l’appassionato. Le diversità pedoclimatiche delle varie sottozone si riflettono nei vini, mettendo in evidenza una pluralità di espressioni di alto livello raramente riscontrabile altrove. Esistono (e ci mancherebbe altro) etichette di culto, dal pricing in linea con il loro mito e quasi sempre giustificato da una qualità eccelsa. Attorno ad esse ruotano straordinarie opportunità di acquisto per chi intenda declinare il rapporto qualità/prezzo verso l’alto. Non è così difficile cogliere l’effettiva matrice artigianale di certi vini se si visitano i luoghi, se si osservano le vigne, se si ascoltano gli uomini che ne traducono i frutti nel bicchiere. Il capitolo Barolo, per la sua ampiezza, merita uno sguardo dedicato che intendo riprendere con la dovuta articolazione. Più circoscritto nell’estensione territoriale ma non meno significativo negli esiti e variegato nella proposta il panorama di Barbaresco. Angelo Gaja ne rappresenta l’ambasciatore planetario per l’irreprensibile costanza qualitativa e la proverbiale longevità. Leggendario il Barbaresco Asili di Bruno Giacosa, figura carismatica della storia enologica italiana. Non meno eclatanti i Barbaresco della Tenuta Cisa Asinari, con un derby interno fra Gaiun e Camp Gros che rende arduo l’imbarazzo della scelta. Un trittico di aziende che rappresenta il gotha della denominazione ma non ne esaurisce le punte di eccellenza. Fantastico il Barbaresco Campo Quadro 2007 di Punset cui Marina Marcarino (in regime biologico certificato dal 1987), ha saputo infondere uno slancio gustativo superiore. Da Neive a Treiso per il Barbaresco Rizzi 2006, dall’omonimo cru interamente di proprietà di Enrico Dellapiana. Un vero regalo, a poco più di 20 euro, questo nebbiolo di tessitura finissima, davvero ricamato nello spettro olfattivo e nella trama tannica. Torno a Barbaresco per concludere con il Pajè 2004 di Roagna, giocato invece sulla potenza e sulle suggestioni terrose. Visita, quest’ultima, didattica per ribadire la centralità della vigna, posta in un anfiteatro di struggente bellezza. Congedandomi, Luca Roagna mi ha consegnato una bottiglia non etichettata, attinta dallo storico aziendale. Impossibile carpirgli un accenno, un dettaglio che potesse renderla riconoscibile. Rivelatasi, alla prova del bicchiere di ieri sera, una mirabile fusione di energia e delicatezza dall’abissale persistenza finale. Cosa fosse questo vino non è dato sapere. Resterà il vino dei misteri

Fonte: Guido Ricciarelli
 
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