Lumos Pistoia Basket 2000 ssd arl è lieta di comunicare la convocazione dei propri atleti Pietro Caretta e Lapo Drovandi per il progetto “Ogni regione conta”.
Pallacanestro Montecatini comunica che è stata prorogata fino a domenica 11 ottobre la possibilità di sottoscrivere l'abbonamento stagionale.
Fabo Herons Montecatini comunica che, a seguito del riacutizzarsi della sintomatologia dolorosa accusata nelle ultime settimane, Carlos Manuel Buendia è stato sottoposto a un'ulteriore valutazione specialistica.
Siamo arrivati all’inizio della stagione per il settore giovanile della Lumos Pistoia Basket 2000, con i primi impegni ufficiali che hanno dato il via a nuovi percorsi sportivi e di crescita per le formazioni biancorosse.
Fine settimana denso di impegni per i podisti della Silvano Fedi, impegnati in ben 8 gare.
Un fine settimana ricco di emozioni quello appena andato in scena sul campo di Montagnana Pistoiese per la seconda giornata di Coppa Federale.
Finisce 77-84 la prima partita alla LumoSquare di questa stagione 2026/27 di Serie A2 Old Wild West, con la Reale Mutua Torino che festeggia la vittoria esterna.
Nella sala consiliare del municipio di Montecatini Terme, è stato presentato il programma della 75° edizione del Gran Premio Del Rosso di ciclismo su strada categoria Elite under 23.
Inaugurazione sabato 10 ottobre, alle 17.30, negli spazi al piano terra della biblioteca San Giorgio.
Una tenera avventura che parla di amore per la natura ci viene regalata dall’autrice e illustratrice Nicola Killen.
A Pistoia il calcio ha avuto un momento in cui tutto sembrava possibile. Era la stagione 1980-81, l’unica volta della Pistoiese in Serie A: un passaggio breve, ma sufficiente per entrare nella memoria collettiva della città. Ancora oggi quel campionato rappresenta il punto più alto della storia arancione, un riferimento inevitabile ogni volta che si parla del futuro del club toscano.
L’entusiasmo di quella stagione resta ancora oggi un ricordo indelebile per i tifosi, e basta guardare come evolve il calcio moderno attraverso la selezione di siti scommesse fatta da Oddschecker Italia, per capire quanto sia cambiato il modo di vivere il pallone. Ripercorrere le tappe di quel successo ci porta a riflettere su cosa resta e cosa invece si è perduto o semplicemente evoluto.
Oggi la Pistoiese è prima nel proprio girone di Serie D, in piena lotta per il ritorno tra i professionisti. Ma tra la vetta del dilettantismo e la Serie A c’è un abisso. Ed è proprio questo scarto a rendere ancora più potente il ricordo.
La stagione 1980-81: una favola breve ma indimenticabile
La Pistoiese arrivò in Serie A al termine della stagione 1979-80, conquistando una promozione storica che portò una piccola realtà toscana a confrontarsi con le grandi del calcio italiano. Artefice di quella promozione fu il tecnico Enzo Riccomini, che in campo poteva schierare una squadra costruita più sull’organizzazione che sui nomi altisonanti.
Tra i protagonisti di quell’annata di Serie A, in cui la panchina fu affidata a Lido Vieri, si ricordano giocatori come Mario Frustalupi, regista esperto, e Paolo Benedetti, simbolo di una squadra che faceva della compattezza il proprio punto di forza, ma anche nomi come Marcello Lippi, Andrea Agostinelli, l'iconico Vito Chimenti. Non era una Pistoiese spettacolare, ma era una squadra vera, difficile da affrontare.
Il campionato fu complicato fin da subito: il livello era altissimo e il divario tecnico evidente. Eppure, il Comunale diventò un fortino emotivo, più che tattico. Ogni partita in casa era un evento, ogni punto conquistato una piccola impresa.
La retrocessione arrivò a fine stagione con l'ultimo posto nel campionato che allora contava 16 squadre, ma non cancellò nulla. Perché quella squadra aveva fatto qualcosa che, fino a quel momento, sembrava impensabile: portare Pistoia tra le grandi, inseguendo il sogno del presidente Marcello Melani (a cui oggi è intitolato lo stadio degli Arancioni) il quale al suo insediamento avvenuto nel 1974, dichiarò che in 5 anni, dalla Serie D, avrebbe portato la squadra in Serie A. Tutti gli diedero del "visionario" ma alla fine sbagliò la sua previsione di una sola stagione.
Dopo la Serie A: tra cadute e ricostruzioni
Da quel momento in poi, la storia della Pistoiese è stata segnata da una lunga discesa, interrotta solo a tratti da tentativi di risalita. Dopo la retrocessione, il club non riuscì più a stabilizzarsi ad alti livelli, alternando stagioni tra Serie B, Serie C e, negli anni più recenti, anche nei dilettanti.
Le difficoltà economiche e societarie hanno avuto un peso determinante. Cambi di proprietà, fallimenti sfiorati o evitati, rifondazioni: un percorso comune a molte realtà di provincia, ma che nel caso della Pistoiese ha accentuato il contrasto con quel passato glorioso.
Col passare degli anni, quella stagione in Serie A è diventata sempre più un simbolo. Non solo un ricordo, ma una sorta di identità: qualcosa che definisce cosa la Pistoiese è stata e, in parte, cosa vorrebbe tornare a essere.
Il presente: primi in Serie D, ma la strada è lunga
Guardando la classifica attuale del girone, la Pistoiese, oggi allenata da Cristiano Lucarelli e vincitrice della Coppa Italia di Serie D 2025-2026, è in testa con 63 punti, in piena corsa per la promozione in Serie C. Un dato che racconta una squadra competitiva, costruita per vincere e riportare entusiasmo in città.
Ma basta allargare lo sguardo per capire quanto sia complesso il percorso. Il salto tra Serie D e professionismo è già enorme, figurarsi quello verso la Serie A. Il calcio di oggi richiede strutture, investimenti, continuità: elementi che negli anni ’80 erano molto meno determinanti.
Eppure qualcosa si muove. Il club di proprietà dell'imprenditore genovese Sergio Iorio, Ceo di Italmatch Chemicals, sta cercando di ricostruire un’identità, di consolidare il rapporto con il territorio e di tornare, passo dopo passo, a un livello più consono alla propria storia.
Una distanza che è anche memoria
Quanto è lontana quella stagione in Serie A? Tantissimo, se si guarda alla categoria. Molto meno, se si guarda a ciò che rappresenta. Perché a Pistoia quella squadra non è mai davvero scomparsa. Vive nei racconti, nelle fotografie, nelle storie tramandate. Vive soprattutto nell’idea che, almeno una volta, una piccola città è riuscita a sedersi al tavolo delle grandi. E forse è proprio questo il punto: non tanto tornare subito in Serie A, quanto ritrovare quella sensazione. Quella convinzione che, anche partendo da lontano, certe imprese possono ancora essere scritte.