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Per non essere da meno
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Sono consigli astrali da prendere come tali: l’astrologia è divertimento.

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di Sissy Raffaelli

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Mal’Aria di città: meno smog in Toscana, i dati delle centraline del nostro territorio

18/2/2026 - 15:24

Lo smog nelle città toscane diminuisce, ma non abbastanza da stravolgere il trend in vista degli obiettivi da raggiungere nel 2030. Una fotografia fatta di luci e ombre quella dei dati registrati dalle centraline Arpat in tutta la regione nell’anno solare 2025 - dalla presenza delle polveri sottili (PM10 - PM2.5) al biossido di azoto (NO₂) fino alle oscillazioni del dato dell'ozono (O3).


Questi sono i temi al centro del nuovo rapporto "Mal'aria di città 2026" di Legambiente Toscana, che fa il punto sullo stato della qualità dell'aria nella nostra regione. Il trend segnala una diminuzione per tutti i principali inquinanti atmosferici, dalle polveri fini (PM10 e PM2.5) al biossido di azoto (NO2), ma non tanto da farci abbassare la guardia. La matrice aria infatti può e deve migliorare ancora in modo consistente.


«Non possiamo che esser positivamente sorpresi dal trend in miglioramento della matrice aria nella nostra regione – dichiara Fausto Ferruzza, Presidente di Legambiente Toscana – anche se non è proprio il caso di esultare e abbassare la guardia. Vuoi perché c’è ancora molto da fare sul versante della mobilità sostenibile e della elettrificazione della climatizzazione domestica, vuoi perché i target imposti dalla direttiva Ue 2881 del 2024 sono lungi dall’esser raggiunti».


Per quanto riguarda in particolare l’inquinamento da PM10, tra le 55 città capoluogo di provincia italiane con la concentrazione media annuale di PM10 più alta ci sono anche Firenze e Lucca, entrambe con una media annuale di PM10 di 22 μg/m3.


La centralina di Capannori spicca per numero di superamenti della media giornaliera di 50 μg/m3, con 28 giorni, seguita dalla centralina di Montale con 17 giorni. Capannori è ancora una volta maglia nera regionale degli sforamenti in termini di polveri sottili, seppure con un miglioramento ragguardevole: c’è stato infatti quasi un dimezzamento dei giorni di sforamento, dai 50 registrati nel 2024 ai 28 giorni del 2025.


Per quanto riguarda Capannori, il trend dei giorni di sforamento delle PM10 (il limite è fissato a 50 μg/m3 per un massimo di 35 giorni all'anno) si è consolidato nel corso degli anni. Nei 15 anni che vanno dal 2010 al 2025, Capannori ha superato questo limite durante ben 14 annualità. Segue, a lunga distanza, la centralina di Montale, che invece ha sforato il limite per 6 annualità negli ultimi 15 anni.


Per l’inquinamento da PM10 migliora anche l’area metropolitana fiorentina. Alcune centraline hanno avuto delle riduzioni molto significative, come quella di Ponte alle Mosse che ha ridotto di oltre il 70% la media mobile dei superamenti annuali passando da 60 (2011-2013) a 20 (2023-2025) e in quella di Viale Gramsci passando da 50 (2011-2013) a 20 (2023-2025) sforamenti. Si segnalano anche dei miglioramenti nella zona di Prato-Pistoia, dove la centralina di Montale, da sempre sorvegliata speciale per le PM10, è scesa da 60 (2011-2013) a 20 (2023-2025) sforamenti. Migliorano i dati anche nell’area costiera, a Viareggio e a Livorno, oltre che nelle centraline pisane e della zona collinare interna.


Per quanto riguarda invece l’inquinamento da PM2,5, Firenze con 14 μg/m3, è tra le 68 città capoluogo di provincia con la concentrazione media annuale più alta in Italia. Un dato che dovrebbe ridursi del -26% per rispettare i limiti previsti dalla normativa a partire dal 2030. Altre città presenti sono Prato, con 13 μg/m3 (riduzione necessaria -20%), poi Arezzo e Pisa con 12 μg/m3, (riduzione necessaria -17%), Carrara e Massa con 11 μg/m3, (riduzione necessaria -9%).


Anche in questo caso dall’analisi delle centraline posizionate nelle diverse zone della nostra regione si registra un miglioramento generale. A partire da Firenze, dove si è passati da una media annuale di 21 (2011) a 11 (2025) μg/m3 nella centralina di Firenze in Viale Gramsci. In miglioramento anche le zone di Prato e Pistoia, ad oggi con tutte le centraline intorno ai 15 μg/m3. Stazionaria invece la situazione nel Valdarno Aretino, in Valdichiana, nella zona costiera e in quella collinare interna.


Per il biossido di azoto (NO2) tra le 40 città capoluogo di provincia con la concentrazione media annuale più alta troviamo Siena con 23 μg/m3, (con una riduzione necessaria per raggiungere i parametri UE al 2030 del -13%), Firenze 21 μg/m3, (con una riduzione necessaria per raggiungere i parametri 2030 del -5%) e Grosseto 21 μg/m3, (riduzione necessaria per raggiungere i parametri 2030 del -2%).


Anche in questo caso si segnala un miglioramento analizzando le medie in tutte le zone della Toscana, seppure i valori rimangano, nella maggior parte dei casi, lontani dalla media raccomandata dall’OMS (che sarebbe di 10 μg/m3). Si avvicinano a questi valori solo alcune centraline della zona costiera, come Livorno La Pira/ Piombino Cotone, Massa Marinavecchia e Colombarotto e della zona collinare e montana, tra cui Pisa Montecerboli, Arezzo Casa Stabbi e Lucca Fornoli.


L’ultimo valore analizzato è quello relativo all’ozono (O3). Ad oggi numerose centraline toscane sono già sotto i limiti dei 25 sforamenti raccomandati dall’OMS per la salvaguardia della salute. Bene le centraline di Arezzo, di Pisa, di Grosseto e di Firenze Settignano, invece sono ancora lontane dall’obiettivo Firenze Signa, Lucca e Montale (Pistoia).


La novità del report di Mal’aria 2026 è il calcolo della percentuale di diminuzione degli inquinanti necessaria per rispettare i limiti previsti dalla Direttiva europea a partire dal 2030. A livello nazionale e locale quindi, se si guarda al 2030, anno in cui entreranno in vigore nuovi e più stringenti limiti europei sulla qualità dell'aria (20 µg/m³ per il PM10, 10 µg/m³ per il PM2.5, 20 µg/m³ per l’NO2), anche la Toscana resta ancora ben lontana dai parametri richiesti.


Applicando a oggi i limiti Ue del 2030 alle 37 centraline Arpat analizzate, 9 sarebbero fuorilegge per il PM10 (Firenze Lavagnini, Firenze Ponte alle Mosse, Pistoia Montale, Arezzo Repubblica, Grosseto Sonnino, Capannori, Lucca Micheletto, Santa Croce sull’Arno, Bagni di Lucca), 6 centraline per l’NO2 (Firenze Lavagnini, Firenze Ponte alle Mosse, Arezzo, Livorno Carducci, Grosseto Sonnino, Siena). Invece, delle 16 centraline che rilevano anche il PM 2.5, addirittura 12 (Firenze Bassi, Firenze Lavagnini, Prato Roma, Prato Ferrucci, Montale, Arezzo, Massa Marina Vecchia, Viareggio, Capannori, Pisa Passi, Pisa Borghetto, Poggibonsi) – corrispondenti al 75% - non sarebbero a norma.

 

Lo studio integrale nell'allegato pdf qua sotto



Fonte: Legambiente
 
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