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Per non essere da meno
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ma .....
IL SEGNO DEL MESE
di Sissy Raffaelli

Il segno del mese.

ZODIACO
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Sono consigli astrali da prendere come tali: l’astrologia è divertimento.

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SAN MARCELLO PITEGLIO
Crest e associazione Zeno Colò scrivono ai sindaci toscani: "Insieme per difendere l'ospedale Pacini"

17/2/2026 - 8:50

Il Crest e l'associazione Zeno Colò scrivono una lettera ai sindaci delle province di Arezzo, Siena e Grosseto.

"Le scriviamo a nome dell’associazione Zeno Colò e del Crest – Comitato regionale emergenza sanitaria Toscana, ma soprattutto a nome di chi, ogni giorno, sfida la distanza per veder garantito il proprio diritto a esistere. Siamo medici che curano, insegnanti che educano, donne e uomini che lavorano, anziani che resistono, giovani che scelgono di restare quando tutto li spingerebbe ad andarsene. Cittadini di territori che vivono lontano dai grandi numeri, ma che non vogliono vivere lontano dai diritti. Cittadini che da anni chiedono una cosa semplice e profondamente giusta: che il diritto alla salute non venga misurato solo con le statistiche, ma con la realtà concreta delle persone, delle distanze, del tempo che serve per arrivare a una cura.


Da anni lottiamo per qualcosa che riteniamo sacro: il diritto di essere curati. Perché quando la distanza diventa destino, quando l'altitudine si traduce in abbandono, quando i numeri cancellano le persone, allora non stiamo parlando di sanità. Stiamo parlando di dignità umana.


Ed è per questo che siamo convinti che esista un legame profondo che unisce i nostri territori: la convinzione che il diritto alla vita non possa avere un codice postale privilegiato. Non accettiamo che la salute sia un lusso per pochi o una variabile dipendente da un foglio di calcolo. Come diceva Martin Luther King: "l’ingiustizia che si verifica in un luogo è una minaccia alla giustizia ovunque". Se oggi si decide che un cittadino della montagna pistoiese vale meno di uno della costa o della valle, domani questa stessa logica di scarto potrebbe bussare alle porte di ogni area interna della nostra Toscana.


Quello che segue non è un lamento. È il racconto di una comunità che ha continuato a credere nello Stato e nelle Istituzioni anche quando queste sembravano allontanarsi.


Tra il 2012 e il 2013 l’ospedale “Lorenzo Pacini” di San Marcello Pistoiese è stato smantellato, nonostante fosse riconosciuto efficiente dalla stessa azienda sanitaria. Non in un giorno, ma lentamente. Come accade quando qualcosa di essenziale viene tolto senza che nessuno abbia il coraggio di dirlo apertamente.


La comunità non si è arresa. Ha manifestato, discusso, proposto. Nel 2017 oltre 8.000 cittadini hanno firmato una richiesta semplice: poter essere curati in sicurezza nel luogo in cui vivono.


Nel 2019 sembrò aprirsi uno spiraglio. In un patto, che per la quasi totalità era un “ricatto”, la Regione riconobbe che l’ospedale “Lorenzo Pacini” della montagna pistoiese, con le sue distanze, la sua orografia, i suoi comuni ultraperiferici, aveva diritto a essere classificato quale Ospedale di area disagiata come previsto al punto 9.2.2 del D.M.70/2015. Non per privilegio, ma per giustizia e per legge.


Nel 2020 con la delibera 886 e successivamente con la delibera 224 del febbraio 2022 il nostro presidio è stato inserito, insieme ad altri ospedali toscani, tra quelli di area disagiata. Per un breve tempo siamo stati ascoltati, anche se la Asl non ha mai messo in pratica ciò che aveva sancito. Poi con la delibera 1120 dell’ottobre 2022 ha perso la classificazione di Presidio di area disagiata, senza spiegazioni comprensibili per i cittadini. Gli altri hanno mantenuto il riconoscimento. Noi no.


È difficile spiegare a una madre, a un anziano, a un lavoratore che vive in montagna perché la sua sicurezza valga meno di quella di chi abita in un’altra area interna, simile per distanze e difficoltà. È difficile spiegare perché, all’interno della stessa Regione, possano esistere cittadini trattati in modo diverso.


Abbiamo cercato risposte. Le abbiamo chieste con rispetto, con pazienza, con gli strumenti della democrazia. E abbiamo scoperto che le analisi esistono. Che i criteri vengono applicati. Che i dati su distanze, bacini d’utenza, accessi e sicurezza sono reali e documentati, come dimostrano gli atti forniti dalla vostra Asl Toscana Sud Est. Questo rende la nostra esclusione ancora più dolorosa, perché dimostra che era evitabile.


Nel 2024 e 2025 le istituzioni locali e i cittadini della montagna pistoiese hanno scelto, nonostante tutto, di non rassegnarsi e continuare a lottare per un diritto, anzi per “il diritto”. Mozioni unanimi. Incontri istituzionali. E una fiaccolata, che il 1° agosto, ha portato un migliaio di persone nella piazza principale di San Marcello, “capoluogo” della montagna pistoiese.


Non una protesta urlata, ma le urla delle sirene delle ambulanze e mille luci accese per ricordare che nessun territorio dovrebbe restare al buio quando si parla di salute.


Alcuni giorni dopo la fiaccolata, il presidente della Regione Eugenio Giani, ha incontrato una nostra delegazione e ha pronunciato parole semplici e potenti: “se gli ospedali di area disagiata della Asl Sud Est hanno diritto a questo riconoscimento, lo stesso deve spettare alla montagna pistoiese”.


Quelle parole hanno ridato fiducia a una comunità stanca, ma non rassegnata, anche se purtroppo la delibera 1784 del 30/12/2025 ha confermato, giustamente, i vostri presidi “di area disagiata” e, ingiustamente, il nostro “Lorenzo Pacini” presidio ospedaliero elettivo senza P.S.


Se tutto questo lo leghiamo al fatto che il governo a gennaio ha approvato il disegno di legge delega per la riforma del servizio sanitario nazionale e le prime indiscrezioni parlano di ospedali di III livello (di interesse nazionale) e una riorganizzazione meno ospedale-centrica, noi delle aree interne non possiamo che essere ancora più preoccupati.


Per questo, con rispetto e franchezza, le chiediamo un gesto concreto. Le chiediamo di valutare la possibilità di promuovere una mozione nel vostro consiglio comunale, con cui il Comune affermi un principio semplice ma decisivo: che i criteri applicati per il riconoscimento degli ospedali di area disagiata siano coerenti, equi e validi per tutti i territori che condividono le stesse condizioni di fragilità, senza eccezioni e senza esclusioni incomprensibili.


Non le chiediamo di schierarsi contro qualcuno. Le chiediamo di schierarsi per un’idea di Toscana che non accetta cittadini di serie A e di serie B. Le chiediamo di dare voce, assieme a noi, a quel senso di giustizia territoriale che ogni amministratore delle aree interne conosce bene.


Una mozione non è solo un atto amministrativo. È un segnale politico, umano, istituzionale. È dire ai cittadini che non sono soli. È dire alla Regione che le aree fragili sanno riconoscersi e sostenersi a vicenda.


Oggi chiediamo questo per la montagna pistoiese. Domani, lo stesso principio potrebbe essere ciò che difende i vostri presidi, i vostri servizi, le vostre comunità.


Noi crediamo in una Toscana che non misura la dignità in chilometri, che non pesa la salute con i decimali, che non considera marginale chi vive dove è più difficile restare, che non permetta che la logica dei numeri vinca sulla vita degli esseri umani.


Questa è la scelta che oggi le chiediamo di fare. Una scelta che resta. Con rispetto profondo e fiducia nelle istituzioni locali, restiamo a disposizione per ogni confronto. Abbiamo documenti, prove, ma soprattutto la forza di chi ha ragione e la speranza che da questo dialogo possa nascere qualcosa di più grande".

 
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