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SAN MARCELLO PITEGLIO
Sanità, Crest e associazione Zeno Colò: "Il 2026 inizia con troppe ombre, basta con la strategia del lento abbandono".

9/1/2026 - 9:35

Il Comitato regionale emergenza sanità toscana e l'associazione Zeno Colò intervengono sulla situazione in montagna.


"L’inizio del 2026 si apre con una crescente e diffusa preoccupazione per il futuro della sanità in montagna. Una preoccupazione che non nasce da impressioni o allarmismi, ma da fatti concreti, visibili e misurabili. La prima urgenza riguarda l’ospedale.


Radiologia: ritardi inaccettabili. Si lavora per la conclusione del reparto, ma si parla ormai di marzo 2026. Questo significa che siamo a un anno dall’inizio dei lavori, ben oltre i "6 mesi al massimo" prognosticati inizialmente. Questo ritardo non è solo un problema edilizio, ha conseguenze sanitarie dirette: il numero di interventi del Pps (Punto di primo soccorso) è calato di oltre la metà rispetto a prima. A questo dato preoccupante si somma il fattore umano: la mancanza di operatività sta generando apaticità, stanchezza e totale assenza di stimoli nel personale sanitario. Un ospedale senza medici motivati è un ospedale che muore.


Classificazione "Ospedale di area disagiata". Bisogna riprendere immediatamente la questione del riconoscimento ufficiale. Dobbiamo portare a casa questa classificazione per poter finalmente organizzare il presidio secondo questo modello. Ogni ulteriore rinvio equivale a una rinuncia politica.


Una specializzazione per il futuro. Non basta sopravvivere, serve un motivo per esistere. È necessario lavorare da subito per portare a San Marcello una specializzazione medica importante, capace di attrarre ricerca, professionalità ed entusiasmo. Solo così si può rivitalizzare un ambiente che ha disperato bisogno di stimoli.


Se l'ospedale piange, il territorio non ride. Accogliamo come una buona notizia l'arrivo del sostituto del dott. Andreotti come medico di famiglia, ma le voci che girano attorno agli specialisti ambulatoriali non possono che preoccuparci e crediamo che non debbano in nessun modo essere ignorate.


Pediatria di famiglia: il fallimento del "Patto di comunità". È un dato di fatto: il pediatra ha ridotto drasticamente le ore di apertura dell'ambulatorio del lunedì. Ma questo è solo il sintomo di un fallimento più profondo. Su circa 700 potenziali assistiti in montagna, solo poco più di 200 bambini sono stati iscritti con il Dott. Campagna; nel frattempo, complice il pensionamento di un collega a Pistoia, il professionista si è ritrovato con oltre 500 assistiti in pianura. È la prova del nove del fallimento del "Patto di comunità": una sconfitta che nasce dalla scarsa adesione delle famiglie, ma soprattutto dall'incapacità delle istituzioni di mettere in campo ogni forza necessaria per incentivare e sostenere questa scelta. Senza una comunità che venga realmente accompagnata e orientata verso i servizi del territorio, anche i presidi più giusti e necessari diventano, sulla carta, insostenibili. Non possiamo accettare che la politica resti a guardare mentre i nostri servizi deperiscono per mancanza di regia.


Ginecologia: pensionamenti annunciati, risposte assenti? A febbraio la ginecologa andrà in pensione. La domanda è semplice e legittima: si sta già lavorando alla sua sostituzione? Oppure si attenderà, ancora una volta, che il servizio venga meno per “cause naturali”?


Oculistica e chirurgia: riduzioni e incertezze. Si parla di una possibile riduzione degli ambulatori di oculistica da quattro al mese a uno solo. Si parla inoltre del possibile pensionamento del chirurgo che oggi garantisce visite e piccoli interventi il lunedì. Anche qui la domanda è una sola: esiste un piano di sostituzione o no?


Siamo molto preoccupati. Non vediamo il cambiamento necessario, né una reale presa di coscienza da parte della Asl, nonostante l’ammissione di aver commesso errori o comunque di non essere riusciti a “organizzare” in modo efficace il presidio “Lorenzo Pacini”. La sensazione è che di questa montagna non interessi e che si stia mettendo in atto una strategia di lento abbandono, per portarci a una morte sanitaria lenta e silenziosa.


A tutto questo, noi diciamo no. Chiediamo risposte chiare, cronoprogrammi certi ma anche se esiste la volontà politica di salvare la sanità pubblica in montagna".

 
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