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PISTOIA
Sei cittadini scrivono al Papa: "Don BIancalani sia rimosso dalla guida della parrocchia di Vicofaro"

24/10/2025 - 19:50

Un gruppo di 6 cittadini scrive una lettera aperta a Papa Leone XIV, a Lazzaro You Heung Sik (cardinale prefetto del dicastero per il clero), a Fausto Tardelli (vescovo di Pistoia) e alla Conferenza episcopale italiana (cardinale Matteo Maria Zuppi), avente a oggettoun appello per il futuro della parrocchia di Vicofaro.

 

"Con profondo dolore e crescente preoccupazione ci rivolgiamo a voi, con questa lettera aperta, per dare voce a un’intera comunità che da anni assiste, impotente, alla progressiva distruzione della vita parrocchiale nel quartiere di Vicofaro. Come è noto, da oltre dieci anni la guida della parrocchia è affidata a don Massimo Biancalani, il quale, nonostante i richiami e le disposizioni episcopali, continua a perseguire scelte pastorali e gestionali che, di fatto, hanno cancellato ogni forma di vita liturgica e comunitaria.

 

Il nostro appello nasce non da pregiudizi personali, ma da fatti concreti e documentati: la chiesa di Santa Maria Maggiore, un tempo centro spirituale e sociale molto frequentato, non solo dai residenti del quartiere di Vicofaro, ma da moltissimi cittadini pistoiesi, è oggi tristemente deserta e abbandonata. Alla santa messa della domenica (unica funzione settimanale) sono presenti 7/8 persone, amiche o collegate a don Biancalani, ma nessuna del quartiere, a causa degli atteggiamenti provocatori dello stesso Biancalani.

 

Anche dopo il ricollocamento degli ospiti la chiesa è sempre vuota, perché il problema è lui: non ce lo vuole più nessuno. Una chiesa non può e non deve essere trasformata in uno sciagurato ospedale da campo per anni, come afferma don Biancalani. La chiesa ha una missione diversa, in netta contrapposizione alla dannosa megalomania sfociata in una accoglienza disumana e illegale del prete.

 

Da anni non si celebrano più battesimi, cresime, prime comunioni, matrimoni né funerali. Non esiste più catechesi per bambini e famiglie. Sono venuti meno i momenti fondamentali della vita cristiana: la domenica, il Santo Natale, la Santissima Pasqua e le feste comandate.

 

L’edificio sacro è stato trasformato in un magazzino, privandolo della sua dignità e della sua funzione originaria. Noi non contestiamo il valore dell’accoglienza, principio evangelico e umano che condividiamo pienamente. Contestiamo con forza il modo in cui questa è stata gestita: un’“accoglienza” disordinata e priva di autentico discernimento pastorale, che ha disgregato il tessuto comunitario, allontanato i fedeli e oscurato la missione stessa della Chiesa in questo territorio.

 

A tutto ciò si aggiunge la grave inquietudine derivante dal fatto che don Biancalani ha presentato ricorsi in Vaticano, assistito da avvocati, disubbidendo alle disposizioni del vescovo Fausto Tardelli.

 

Questa situazione di conflitto prolungato ha paralizzato ogni possibilità di rinascita per la nostra parrocchia. Da anni inviamo lettere e segnalazioni, anche alla presidenza della Cei, senza ottenere risposte adeguate, se non una telefonata del cardinale Konrad Krajewski, che ci invitava a “fare pressione sul vescovo”.

 

Con tutto il rispetto, ciò appare insufficiente di fronte al dolore e allo smarrimento di un’intera comunità. Per questo oggi chiediamo con forza, ma con rispetto: la rimozione di don Massimo Biancalani dalla guida della parrocchia di Vicofaro; la nomina di un vero parroco, capace di restituire al quartiere una guida spirituale e una liturgia viva; un intervento diretto e risolutivo da parte delle competenti autorità ecclesiastiche, prima che Vicofaro perda definitivamente la sua anima cristiana.

 

La nostra comunità non vuole scontrarsi con la Chiesa: vuole tornare a farne parte. Chiede di poter ritrovare la fede condivisa, i sacramenti, la liturgia, la luce che solo una comunità viva può dare.

 

Con deferenza, ma anche con determinazione, chiediamo di essere ascoltati. Visto il perdurare della grave situazione a Vicofaro, chiediamo (se possibile), di essere ricevuti presso le vostre sedi per poter meglio esporvi la sofferenza di un quartiere, dovuta al pessimo operato di don Biancalani. Ci proponiamo come piccola delegazione composta da tre o quattro persone. In attesa di una vostra gentile risposta".

 

La lettera è firmata da Carmi Petrucciani, Rita Del Bontà, Fabrizio Capecchi, Marisa Tagliaferri, Gabriele Rafanelli e Graziella Cafissi.

 
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