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Tribunale rigetta ricorso Poste Italiane: dovrà pagare straordinari e spese legali

12/6/2024 - 15:00

PISTOIA - "Chi si occupa di servizi di consegna con un contratto a tempo determinato alle dipendenze di Poste Italiane sa che le reali condizioni di lavoro sono ben diverse da quelle pattuite in fase di assunzione. Montagne di posta da recapitare nel minor tempo possibile. Zone molto vaste e sempre diverse. Carenze organizzative e mezzi aziendali spesso fatiscenti. Sicurezza? Un miraggio. Giornate interminabili e sfiancanti, con orari di gran lunga superiori alle 36 ore settimanali contrattualmente definite: surplus a cui non corrisponde alcuna maggiorazione retributiva. Una sorta di “cottimo mascherato”. Il tutto sotto gli occhi distratti, se non compiacenti, del sindacato".


Sono questi, in sintesi, gli aspetti di una vicenda personale, quella dell’irpino Carmine Pascale, divenuta emblematica, grazie al lavoro certosino degli avvocati Rocco Bruno e Gerarda Pennella di Avellino, del modo di gestire i lavoratori precari da parte del colosso gialloblù. Pascale, assunto per un breve periodo con mansione di portalettere in Poste Italiane, presso il centro di recapito di Pistoia, si vedeva negare il pagamento degli straordinari svolti, ben 77 ore nei soli mesi di marzo e aprile 2022. Ed è pertanto che si rivolgeva ai due avvocati nonché all’Ispettorato del lavoro di Prato-Pistoia.


Una situazione incresciosa in cui si sono ritrovati centinaia di giovani precari che hanno operato nelle più disparate province italiane. «I giovani lavoratori, assunti solo per qualche mese e immessi in servizio senza alcuna formazione, “scelgono” di lavorare ben oltre le ore previste senza avanzare pretesa alcuna, e subiscono supinamente l’imposizione di estenuanti orari di lavoro nella comprensibile speranza di raggiungere, di rinnovo in rinnovo, la fantomatica soglia dei 12 mesi di lavoro, che consentirebbe loro di essere annoverati nella lista dei lavoratori “meritevoli” e di essere eventualmente assunti a tempo indeterminato», spiegano i due avvocati nella memoria difensiva in favore del sig. Pascale deposita presso il Tribunale di Pistoia.


"Poste Italiane, sebbene fosse stata già diffidata dall’Ispettorato a corrispondere al dipendente in questione quanto dovuto, ricorreva alle vie legali eccependo la non debenza del credito retributivo vantato dal lavoratore per il maggior lavoro svolto poiché nessuno, da parte datoriale, aveva mai autorizzato le ore di straordinario prestate. Forse non è risaputo da tutti, specialmente dove lavoro flessibile è sinonimo di lavoro senza regole, ma il lavoro si paga, sempre".


Un principio che il iudice del Tribunale di Pistoia è stato costretto a mettere nero su bianco, con sentenza del 6 giugno 2024, ritenendo palesemente infondata l’eccezione sollevata da Poste Italiane: «La mancata formale autorizzazione dello straordinario effettuato non può escludere il diritto al relativo compenso, in quanto, per condivisibile giurisprudenza, la prestazione può essere richiesta dal datore di lavoro anche in maniera non esplicita, con la creazione di condizioni che lo rendano necessario, e con la mancata contestazione, una volta che dello stesso sia venuta conoscenza (cfr. Cass. 15499/2006; conf. Cass. 4269/2009; Corte d’Appello di Firenze n. 200/2012)».


Rileva, infatti, il giudice come lo svolgimento di ore di lavoro in più rispetto all’orario pattuito nel contratto «costituiva circostanza senz’altro conosciuta o comunque quotidianamente conoscibile dalla datrice di lavoro, in virtù dei cartellini orologio in suo possesso, e mai contestata per tutta la durata del rapporto». Tale aspetto, unitamente al fatto che Poste Italiane consentiva al lavoratore di continuare a utilizzare i mezzi aziendali per recapitare le lettere anche nelle ore eccedenti l’orario di lavoro «conduce a ritenere le prestazioni di lavoro straordinario in questione autorizzate per facta concludentia».


Per tali motivi, il Tribunale rigetta il ricorso promosso da Poste Italiane condannandola a pagare al lavoratore tutte le ore eccedenti prestate, più spese legali maturate.

 

"Un precedente che abbatte definitivamente ogni cliché in merito a un principio basilare costantemente messo in discussione dall’azienda quando si tratta di rispettare i diritti del personale precario. Slp Cisl, sindacato di categoria maggiormente rappresentativo, non di rado al centro delle critiche di lavoratrici e lavoratori precari di Poste Italiane riunitisi nel movimento Lottiamo Insieme, delusi dalla scarsa considerazione ricevuta dopo aver segnalato i disagi connessi all’utilizzo crescente dei contratti a termine in azienda, ancora una volta è la grande assente".

 
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