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Presidente in quota Forza Italia.

Per capire il personaggio ed il suo rapporto col caimano , si trova abbondante materiale e penso anche dagli atti parlamentari , l appoggio alla tesi della nipote .....
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VALDINIEVOLE STORICA
di Giancarlo Fioretti
Ascesa e caduta del fascista Carlo Scorza

6/8/2020 - 14:41

Oggi parliamo di un cattivo. Di uno di quei personaggi la cui condotta morale e il cui agire politico non possono che essere stigmatizzati in ogni epoca e in ogni consesso civile: Carlo Scorza.


Pur essendo di origine calabrese (era nato a Paola, in provincia di Cosenza nel 1897), Scorza ebbe strettissimi legami con la Valdinievole e con Montecatini in particolare. Legami non solo affettivi, bensì strettamente connessi alla sua carriera politica (fu uno dei massimi esponenti del Fascismo) e alla sua parabola umana.


Trasferitosi a Lucca ove già risiedeva il fratello Giuseppe, impiegato dello Stato, si trovò coinvolto nella città toscana nei tumulti nazionalisti che favorirono l'ingresso dell'Italia nella Prima Guerra Mondiale.


Interventista non tanto per convinzione, quanto per desiderio di affermarsi nel divenire storico, si arruolò fra i bersaglieri, entrando a far parte in un plotone di Arditi, i soldati chiamati a compiere quelle che noi oggi diremmo 'missioni impossibili'.


Tornò sano e salvo dal fronte, con tre medaglie di bronzo appuntate sul petto. Come tanti suoi coetanei, soffrì della sindrome della 'vittoria mutilata', aggravata dalla constatazione che molti 'imboscati di guerra' avessero ottenuto una corsia preferenziale nel mondo del lavoro.


Correva l'anno 1920 e per il giovane reduce e' l'anno della svolta. Diventa giornalista professionista e si iscrive al Partito Nazionale Fascista.

 

La sua carriera scorre a ritmi incalzanti. Diviene ben presto Federale di Lucca ed è in questa veste che iniziano i suoi contatti con Montecatini. Siamo nella metà degli anni Venti e Montecatini fa ancora parte della provincia di Lucca, essendo quella di Pistoia ancora non realizzata (lo sarà anni dopo per premiare i numerosi pistoiesi che parteciparono alla marcia su Roma).


Scorza frequenta assiduamente le terme cittadine alla ricerca di vita mondana, contatti e amicizie politiche che contano. Si crea in città una serie di amicizie, soprattutto fra i giovani aderenti alla sezione del Partito Fascista. Dà anche una sostanziosa mano alla locale squadra di calcio, allora sport in grande ascesa. Il Montecatini Calcio assumerà addirittura per un periodo la denominazione Gruppo Sportivo Carlo Scorza.


Si comporta da ras di provincia e, quando un facchino del Grand Hotel & La Pace gli confida che il deputato liberale Giovanni Amendola sarà ospite dell'albergo per la cura delle acque, a quel punto la parte peggiore del giovane di Calabria emerge. Con la complicità dei numerosi fascisti del Fascio di Montecatini e di Pieve a Nievole, orchestra una serie di tumulti in città.


Il Fascismo è nella fase più cupa e gli oppositori non sono tollerati. Matteotti è stato eliminato da poco e Amendola è fra i primi a convincersi dell'evidente responsabilità del duce nell'omicidio. Questa sua convinzione ne fa un bersaglio, che Carlo Scorza vuol colpire per aggrazziarsi le simpatie di Mussolini.


Fa riempire la piazza e la via antistante l'hotel (oggi piazza del Popolo e corso Roma) di fanatici fascisti, presi per lo più dalle fila dei sottoproletari più poveri e meno istruiti. Insieme alle autorità corrotte della città e della prefettura, convince Amendola a uscire da un ingresso laterale e a salire su una vettura che, in località La Colonna, verrà fermata dai fascisti del luogo che pesteranno a morte il giovane deputato, che morirà l'anno dopo esule a Cannes a causa delle ferite riportate.

 

Questo 'capolavoro' di vigliaccheria (ottenuto grazie alla collaborazione dei fascisti di Montecatini e di Pieve a Nievole) consentirà a Scorza di spiccare il volo nelle gerarchie del partito.

 

Partecipa alle guerre fascistissime di Spagna ed Etiopia e diventa Federale di Forlì. Si piazza poi a Roma come deputato della Camera dei Fasci e delle Corporazioni per svariate legislature. Entra nell'entourage governativo, fungendo da sponsor alla grande crescita di Montecatini come stazione termale per i dipendenti pubblici inquadrati dal partito. L'entrata in guerra dell'Italia e la conseguente fine del regime lo colgono impreparato.


Vota contro l'ordine del giorno Grandi che in pratica chiede la destituzione del Duce. Fa di più, avverte Mussolini del pericolo. Tuttavia, per smania di potere, nel caos susseguente alla caduta del dittatore, offre la sua collaborazione al maresciallo Badoglio. Pensa di puntare sul cavallo giusto, come avrà fatto tante volte all'Ippodromo Sesana. Sbaglia però puntata, almeno per il momento, con Badoglio che segue il re a Brindisi e il Duce che fonda la Repubblica Sociale.


Viene arrestato e processato a Parma come traditore. Viene assolto, ma perde la fiducia del Duce, che lo spedisce al confino di Cortina d'Ampezzo. Quando la creatura di Mussolini è al collasso, inizia un singolare tour per la Penisola cercando di sfuggire agli eventi.


Questa sua fuga toccherà Paola, la sua città d'origine, dove i partigiani uccideranno uno dei suoi figli scambiandolo per lui. Terrorizzato fugge a nord, rifugiandosi in un monastero umbro, in un altro monastero a Padova e, immancabilmente, a Montecatini.


Qua riesce i suoi contatti gli forniscono il denaro necessario per continuare la fuga, che lo condurrà a Gallarate negli ultimi giorni di guerra (dove peraltro Dario Fo vestiva la divisa repubblichina).


Riesce a espatriare prima in Svizzera poi in Argentina, dove vivrà per quasi 25 anni protetto dal regime del generale Peron. Quando ebbe contezza che l'omicidio di Amendola era stato derubricato come 'evento preterintenzionale', si decise a far di nuovo rotta verso l'Italia, per stabilirsi nel suo ritiro di Castagno d'Andrea, nel Mugello. A due passi da Montecatini.

 
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9/8/2020 - 16:25

AUTORE:
Giovanni Torre

Perfetta rievocazione del personaggio dell'epoca quindi complimenti all'autore.