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Valdinievole OGGI
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Caro Sig. Profili, spero che nelle sue meningi non regni la solita confusione con cui ha descritto la scena socio/ politica contemporanea, locale e nazionale.
Converrà con me, la proteiforme sinistra .....
TIRO A SEGNO

Sia Pier Luigi Cantini, presidente dell’AiCS Toscana,  che Massimo  Porciani presidente del C.I.P. Regionale  hanno dedicato, la decima edizione del campus estivo e la consueta giornata paralimpica  annuale.

BASKET

Mentre la Nico Basket continua nel suo percorso di avvicinamento al debutto in campionato, scopriamo un’altra tra le nuove giocatrici ingaggiate dal presidente Nerini per rendere il team sempre più competitivo.

BASKET

Altri due allenamenti congiunti per la Nico Basket in vista dell’esordio in campionato.

RALLY

E’ tempo di tornare ad indossare tuta e casco per Simone Baroncelli. Il pilota montalese, portacolori della scuderia Jolly Racing Team, sarà chiamato ad affrontare i chilometri del Rally Adriatico Marche.

BASKET

ChiantiBanca ancora a fianco del Pistoia Basket 2000. Il rinnovo dell’accordo che legherà anche per la prossima stagione il nome della più importante banca di credito cooperativo della Toscana alla società biancorossa è stato annunciato nel corso di una partecipata conferenza stampa.

HOCKEY

Il movimento hockeistico fa le prove di normalità destreggiandosi tra le varie situazioni Covid delle regioni, ma cercando in ogni modo di tornare a disputare gare.

RALLY

Gara sfortunata, per Pavel Group,  lo scorso fine settimana, il 38° Rally di Casciana Terme, in provincia di Pisa. Alla gara, valida per il Trofeo Rally Toscano, entrambi gli equipaggi “griffati” dalla compagine pistoiese, non hanno potuto accarezzare la bandiera a scacchi, quindi ritirandosi.

IPPICA

All’Ippodromo Snai Sesana di Montecatini Terme di scena l’ultimo convegno della stagione 2020 con la graditissima presenza di Denis Coku, il giovane campione di paradressage al quale è stato intitolato il Trofeo riservato ai gentlemen.

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La recensione di questa settimana da parte della libreria Mondadori di Montercatini è dedicata a un libro di Peter Cameron.

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Sarà possibile, quindi, continuare ad ammirare le opere della collezione “Il Renatico”.

Una terra con tanta storia,
se la percorri non ti annoia,
ogni .....
VALDINIEVOLE STORICA
di Giovanni Torre

Nato a Vienna nel 1747 è stato Granduca di Toscana dal 1765 al 1790.

VALDINIEVOLE STORICA
di Giovanni Torre

Sono passati 40 anni dalla promozione delle Pistoiese in categoria A.

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VALDINIEVOLE STORICA
di Giancarlo Fioretti
Tullio Benedetti, l'eminenza grigia del liberalismo italiano

28/6/2020 - 20:53

Se a suo tempo non ci fosse stata l'Opera Pia Galeotti, che con una borsa di studio consentì a Tullio Benedetti di laurearsi in Ingegneria all'Università di Liegi, il liberalismo italiano non avrebbe conosciuto colui che si rivelò essere uno dei politici più influenti del Novecento.


Nato nel maggio del 1884 da un sarto e da una casalinga, Tullio dimostrò sin da piccolo particolari doti per lo studio.


I suoi genitori, Vittorio e Alberta, dovettero lavorare giorno e notte per consentire al figlio di diplomarsi all' Istituto Tecnico di Firenze per poter poi seguire i corsi di ingegneria all' Università di Pisa. La svolta nella sua vita fu comunque la fruizione della borsa di studio, che gli rese possibile di recarsi in Belgio da dove tornò con una laurea che, nel 1907, valeva oro.


Appena rimesso piede in Italia, l'Unione degli esercizi elettrici lo volle nel suo organico. Erano quelli gli anni in cui l' elettricita' cominciava ad imporsi, e far parte di un' azienda di questo settore rappresentava il 'non plus ultra' lavorativo per un giovane ambizioso come lui. Decisiva per la sua assunzione fu l'amicizia con Ferdinando Martini, già governatore per lungo tempo dell' Eritrea, e politico di grande spessore.


La Valdinievole era il suo bacino elettorale, che curava con paternalismo e lungimiranza. Benedetti fini' col legarsi a questo potente ras, entrando a far parte della sua segreteria politica.


Fu a fianco di Martini nelle varie elezioni amministrative e politiche che si tennero dal 1909 al 1915, anno dell' entrata in guerra dell' Italia nel primo conflitto mondiale.


Tale vicinanza politica consentì a Benedetti di centrare l' elezione come consigliere provinciale di Lucca e di presiedere, durante lo sforzo bellico, la Società di assistenza civile in tempo di guerra, che aveva lo scopo di alleviare le sofferenze economiche delle famiglie dei combattenti. Quando poi Martini fu nominato Ministro delle Colonie nei due governi Salandra, per Benedetti si spalancarono le porte della presidenza del Sincolit, il sindacato coloniale italiano, società creata dal Banco di Roma per tutelare i suoi storici interessi in Libia.


Le ambizioni di Benedetti però non potevano fermarsi a questi si' importanti incarichi ma comunque di sottogoverno.


Benedetti guardava lontano e, per forza di cose, i suoi interessi politici e quelli del suo protettore Martini finirono per essere confliggenti. Benedetti sognava di rendersi autonomo dal suo nume tutelare, sognando altresì di assorbirne il bacino elettorale. Martini, che nel turbine della Guerra e dell' immediato dopoguerra, pareva volersi aggrappare ad un mondo che stava crollando, fini' col pentirsi di essersi legato ad un giovane così intraprendente.


Nella contesa entrarono ben presto anche gli organi di informazione locale, come la Provincia di Lucca e la Gazzetta della Valdinievole, che si schierarono ora con l'uno ora con l' altro contendente. L' importanza di godere di 'buona stampa' fu un aspetto da sempre ben compreso da Benedetti, che non esitò a stringere stretti rapporti personali con Filippo Naldi,  discusso giornalista/editore di testate come il Tempo, il Resto del Carlino ed il Popolo d' Italia.


E fu proprio la concessione di un finanziamento a quest' ultima testata a far decollare l' intesa fra i due, auspice anche il banchiere Giuseppe Vicentini, finanziatore del Tempo e trai-d-union fra il mondo liberal monarchico e quello cattolico. La rottura definitiva con Martini si consumo' tuttavia in seguito alle elezioni politiche del 1919 quando Benedetti, dopo essere stato escluso dalle liste del Partito Popolare in quanto massone, accettò la candidatura in una lista vicina a Nitti che si presentava nel collegio Lucca-Valdinievole ( lo stesso di Martini).


Benedetti risultò eletto, e da allora fece 'corsa a sé'. Centrò l'elezione anche nel '21 sempre in una lista dell' emisfero liberale. In quest' occasione si consumo' anche uno strappo col nascente Fascismo, che mirava ad inserirsi nelle liste liberali giolittiane dei Blocchi Nazionali, che si presentavano in diretto antagonismo soprattutto alle liste liberali di estrazione democratica ( come quella nittiana che candidò Benedetti).


La sua nuova esperienza parlamentare lo portò a legarsi all' importante uomo politico catanese Gabriello Carnazza, che diventerà peraltro Ministro dei lavori pubblici nel primo governo Mussolini.


In questo periodo Benedetti sarà impegnato in una frenetica attività di costruttore nonché in una remunerativa carriera come membro dei consigli di amministrazione di alcuni istituti di credito.
Nel 1923 approdò poi al vertice della Banca Latina, incarico che lo trascino', seppur involontariamente, nelle indagini relative al delitto Matteotti.


La Banca Latina era infatti controllata dall' industriale romano Max Bondi, che indirettamente controllava anche il quotidiano il Corriere Italiano il cui direttore, Filippo Filippelli, aveva sottoscritto il contratto di noleggio della vettura utilizzata dai sicari del Regime per compiere il rapimento. Filippelli si proclamò subito estraneo alle dinamiche criminali scaturite e, dietro consiglio di Benedetti, compilo' un memoriale difensivo.


Questo memoriale fu a lungo custodito da Benedetti, il quale era ben consapevole che si trattava di una sorta di 'j' acuse" del fascismo.


Temendo che i servizi segreti potessero appropiarsene, Benedetti consegnò il manoscritto al Gran Maestro dell' Oriente d" Italia Domizio Torrigiani che in seguito lo consegnò ad Ivanoe Bonomi, ex presidente del consiglio.


Questi si affretto' a consegnarlo al Re Vittorio Emanuele III che tuttavia non ebbe il coraggio ( o la volontà politica) di servirsene contro Mussolini.


Ormai , quindi, fra Benedetti ed il Fascismo si aprì un solco incolmabile, che evito' almeno al pesciatino ogni collaborazione col Regime. Benedetti alterno' da allora lunghi soggiorni in Francia ed altrettanto lunghi anno di confino.


Subì anche delle aggressioni fisiche, ordite dal potente federale del fascio lucchese Scorza.


In Francia riallaccio' i rapporti con Pippo Naldi, giornalista passato all' antifascismo e, soprattutto, col pistoiese Dino Philipson, ex squadrista passato già da tempo nel campo liberale.


I tre furono di fondamentale importanza, dopo il 25 luglio del 1943, nello stabilire contatti fra la resistenza italiana ed i servizi segreti anglo americani. Naldi fungeva da anello di collegamento con il governo Badoglio, ove peraltro troverà posto anche Philipson. Benedetti si dedicò invece ai rapporti con le varie formazioni partigiane della Toscana, utilizzando il nome in codice di Berta.


A Liberazione avvenuta, fu eletto all'Assemblea Costituente, dopo essere stato anche membro della Consulta Nazionale sempre in liste di orientamento liberal monarchico.


Fu a capo dell' Unione Monarchia italiana durante la campagna referendaria del 1946 ed in seguito oscillo' fra le posizioni del Partito Nazionale Monarchico e quelle del Partito Liberale, cui riconosceva una visione più pragmatica della società.


Morì a Viareggio nel 1973 in un Paese profondamente cambiato nel corso degli anni.

 

di Giancarlo Fioretti

 
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