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PISTOIA
Le Pomone e i nudi di Marino Marini volano a New York per una mostra inedita

16/10/2019 - 19:41

Marino Marini vola a New York, al fianco delle sue Pomone. Apre domani, nei prestigiosi spazi del Center for Italian Modern Art (Cima), una delle mostre più significative della stagione artistica americana. Si intitola “Arcadian Nudes” ed è dedicata ai nudi del grande maestro pistoiese, uno degli artisti più noti e innovatori dell’arte figurativa italiana nella prima metà del ventesimo secolo.

 

L’evento espositivo, organizzato dal polo di arte contemporanea Cima in collaborazione con la Fondazione Marino Marini di Pistoia e curato dal docente universitario Flavio Fergonzi della Scuola Normale Superiore di Pisa, mette in mostra circa 30 sculture, realizzate tra il 1932 e il 1949, un periodo di grande valore artistico per Marino Marini che sviluppò in quegli anni una concezione nuova e modernista del nudo femminile, ispirandosi anche a modelli di epoca preclassica. Il suo approccio alla superficie, ai volumi, e alle forme lo aiutarono a conferire una nuova qualità estetica alla scultura.

 

L’unicità della mostra risiede nell’approccio innovativo al lavoro di Marini, rimasto a oggi ancora poco esplorato. “Marino Marini: Arcadian Nudes” sarà la prima mostra negli Stati Uniti a raggruppare un importante gruppo di nudi dell’artista. Tra le istituzioni che hanno prestato opere alla mostra figurano la Fondazione Marino Marini, Pistoia, Italia; il Museum of Modern Art, New York; il Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, Washington, D.C.; ed il Cincinnati Art Museum.


La mostra sarà aperta e visitabile fino al 13 giugno 2020.


“L’esplorazione del nudo femminile in Marino Marini è sia formale che iconografica – commenta il curatore Flavio Fergonzi - andando allo stesso tempo a sottolineare ed erodere il riferimento alle forme classiche. Marino Marini: Arcadian Nudes esamina il modo in cui Marini ha usato il nudo femminile per sviluppare ulteriormente la storia del nudo nell’arte moderna da Edgar Degas ad Aristide Maillol e Henry Moore.”


“Come artista, Marini si pone dal punto di vista di un eterno fanciullo – prosegue Laura Mattioli, presidente del Cima - che con occhi innocenti, osserva il mondo come potrebbe vederlo un bambino. I suoi nudi rappresentano donne senza tempo, eterne, l’ideale arcadico di una natura munifica ed armoniosa. Queste figure di donne simboleggiano la fertilità, la bellezza, la felicità e la maternità in senso universale e possiedono un’identità ed una forza che rendono ancora oggi vitale la loro femminilità.


“Siamo felici di aver collaborato alla realizzazione di questo importante evento che ospita a New York, citta cara a Marino Marini, fino dagli anni della produzione artistica degli anni 50’, alcune delle Pomone esposte a Palazzo del Tau – precisa Maria Teresa Tosi, direttrice del Museo Marino Marini di Pistoia – Giovinetta, Pomona e Figura seduta sono le sculture in gesso e in bronzo che abbiamo concesso in prestito per dare forma al progetto che vede in primo piano un Marino esploratore di nuove forme, essendo strettamente legato al tema dell’arte delle origini. I nudi femminili di Marino Marini si ispirano alla divinità etrusca Pomona, simbolo di fertilità che per Marino diventa anche emblema di un mondo armonico, equilibrato e sereno. Con Pomona si identifica Madre Natura. Marino diceva di non essere ispirato all’arte etrusca ma di sentirsi lui stesso etrusco. Questo spiega il motivo per cui le radici dell’arte di Marino richiamino i principi della classicità per offrirne un punto di osservazione diverso, aperto alla modernità, in linea con il suo tempo. Marino esprime nei molteplici aspetti dell’arte il suo essere mediterraneo, toscano, etrusco”.


Quattro statue di Pomona (la dea dell’abbondanza) a grandezza naturale e tre delle Giovinette di Marini sono presentate insieme con una serie di nudi in bronzo che Marini ha creato durante il suo soggiorno in Svizzera durante la Seconda Guerra Mondiale. Sempre in mostra ci saranno anche alcuni bassorilievi e tre lavori in terracotta finora raramente esposti. Inoltre, seguendo la tradizione del Cima di presentare opere di artisti contemporanei assieme ai moderni, Marino Marini: Arcadian Nudes includerà anche due dipinti di due contemporanei di Marini, Willem de Kooning ed Alberto Giacometti, in modo da contestualizzare il lavoro dell'artista in maniera più ampia.


Center for Italian Modern Art 421 Broome Street, 4th floor www.italianmodernart.org New York, NY 10013 2 Marino Marini.

 

Approfondimento sulla mostra
I temi principali della mostra saranno presentati nella grande galleria nord del Cima, con nudi a grandezza naturale in vari materiali. Questi includono il gesso Giovinetta del 1938, un’opera in cui Marini presenta una risposta alla visione classica dei nudi di artisti moderni come Aristide Maillol (1861–1944). A differenza della Venere senza braccia del 1922 di Maillol, che a sua volta si ispira all’antichità, Marini conferisce al viso della figura un’espressione indeterminata e preclassica, mentre la modellazione della superficie è piena di crepe ed imperfezioni che evidenziano l’aspetto materico dell’oggetto. L’incipiente modernismo della Giovinetta è ancora più esplicito in un’altra grande Pomona di Marini (1945). Qui lo scultore ha ottenuto una costruzione di volumi ancor più complessa grazie ad un elegante equilibrio tra le parti dinamiche attentamente calcolate ed una dimensione monumentale che non era mai apparsa prima nel suo lavoro. Come nella Giovinetta del 1943, anch’essa in mostra al Cima, l’articolazione formale del corpo della Pomona dipende dal movimento in avanti della gamba sinistra che introduce una relazione più cadenzata tra pieni e vuoti.


Due sculture chiamate Piccola Pomona del 1944 ricordano l’iconica Venere di Willendorf, una celebre statuina risalente al 28.000– 25.000 a.C., di cui una copia, di proprietà di Marini, è esposta in mostra. Con i suoi grappoli di forme arrotondate e la sua esagerazione anatomica, è indubbiamente considerata una figura di fertilità. Il 1942 segnò una frattura nel lavoro di Marini sui nudi femminili. A dicembre, le drammatiche vicende belliche lo costrinsero a trasferirsi a Tenero, in Svizzera, dove intraprese una nuova fase di sperimentazione. Mentre la tipologia delle sue figure rimane la stessa, le pose ed il codice espressivo vengono sviluppati con una sintassi più drammatica.


Come si vede in un bronzo di tre quarti, Figura seduta del 1944, le superfici appaiono più profondamente scavate, conferendo alla scultura un’espressività densa di angoscia. Questi ed altri nudi risalenti al periodo bellico e del primo dopoguerra possono essere visti in relazione agli scultori espressionisti europei, principalmente la scultrice francese Germaine Richier, con cui l’artista italiano trascorse molto tempo durante il suo esilio svizzero. Infine, la Donna di Willem de Kooning, del periodo 1952–1953 ca., in mostra nella galleria principale, e il Petit Nu di Alberto Giacometti, 1961– 1964, nella galleria sud, mostrano come questi artisti hanno discusso ed interpretato alcuni degli stessi problemi legati al rapporto tra figurazione ed astrazione.

Fonte: Fondazione Museo Marino Marini
 
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17/10/2019 - 9:24

AUTORE:
arturo

A pistoia dire che Marino un mi garba , sembra una bestemmia. A me un mi' garba e vado avanti . Un mi garba la ripetitività noiosa dei suoi temi . Le pomone quante saranno ? Ma ? Certamente non poche . I miracoli quanti saranno ? Ma ? etc etc . Al museo vediamo anche dei tentativi di assaggi pittorici alle correnti del tempo e questa è "evasione" senza seguito .
Per sgarbo ai Pistoiesi , mi piace accennare a Vivarelli . La sua opera oscilla fra crocifissi e lesbismo . Fantasia , temi i più vari ed un successo meno legato a pomone e miracoli . E nessuno va alla villa a vedere i Vivarelli perché è troppo lontano . Forse aveva ragione Morandi : se le bottiglie ti vengono bene... e Capogrossi ... e tutti quelli che , come si racconta di Rosai , mettevano i cavalletti in fila ed un colore alla volta per le varie via San Leonardo ...