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Nei primi due week end del mese di aprile, presso il poligono del Tiro a segno nazionale di Lucca ha avuto luogo la terza prova regionale con le armi ad aria compressa e la prima prova regionale con le armi a fuoco.

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VOLLEY

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NUOTO

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E si vive di ricordi, di sogni
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dell’Ombrone .....
VALDINIEVOLE STORICA
di Giovanni Torre

Altopascio, 16.000 abitanti, è da considerare parte integrante della Valdinievole.

VALDINIEVOLE STORICA
di Giovanni Torre

Ricordi dell'associazione dilettantistica calcio Montecatini.

BUONASERA sono in possesso di diploma di adb e oss sono attualmente .....
Buonasera a tutti per informazioni o preventivi per rimettere .....
VALDINIEVOLE
Esportazioni manifatturiere nel nostro territorio: risultati buoni, ma segnali di allarme in alcuni settori-chiave

12/4/2019 - 17:41

Nel trimestre ottobre-dicembre del 2018 l’export manifatturiero dell’area Lucca-Pistoia-Prato ha segnato +9,6% rispetto allo stesso periodo del 2017, con andamenti comunque diversi fra le tre province: dal +0,8% di Pistoia al +1,7% di Prato fino al +17,8% di Lucca. Ampliando la visuale al complesso delle esportazioni (quindi manifatturiero più servizi, beni diversi e soprattutto prodotti agricoli, particolarmente rilevanti nel pistoiese), l’export è aumentato nel 4° trimestre del +10,4% rispetto allo stesso periodo del 2017 (+2,7% Prato, +4,3% Pistoia, +17,7% Lucca), a fronte di un incremento medio del +3% per l’Italia e del +11,2% per la Toscana.


Le elaborazioni del Centro studi di Confindustria Toscana Nord sui dati Istat fanno il punto anche sulla chiusura del 2018, che ha visto l’export manifatturiero segnare un aumento del +10% a Lucca e del +1,1% a Prato, mentre a Pistoia c’è stata una piccola diminuzione di -0,6%. L’insieme dell'export manifatturiero 2018 di Lucca, Pistoia e Prato ha segnato rispetto al 2017 +5,4%; in valore assoluto l’ammontare è stato di 7,85 miliardi di euro 

Pistoia
Nel 4° trimestre 2018 le esportazioni di Pistoia sono cresciute principalmente grazie al tessile, al calzaturiero e al florovivaismo, settori che hanno portato l’export ad aumentare del +4,3% rispetto al 4° trimestre 2017. L’intero anno 2018 si è concluso con un tasso di variazione del +1,8%, per un valore complessivo di 1,35 miliardi di euro. La notevole crescita delle esportazioni di piante vive (+11,1% tendenziale il 4° trimestre, +3,4% l’anno 2018) non è ancora sufficiente ad allineare l’andamento della provincia al trend italiano, assai più vivace. Pistoia rimane tuttavia il primo territorio esportatore di piante vive: nel 2018 pesa per il 36,5% di vendite all’estero sul totale italiano.
L’export manifatturiero, invece, nel 4° trimestre ha registrato un aumento modesto del +0,8% e il 2018 ha chiuso a quota 1,07 miliardi, sostanzialmente in pareggio rispetto al 2017 (-0,6%). I settori della moda (tessile, abbigliamento e cuoio-calzature) sono l’aggregato più importante nelle esportazioni della provincia, con 446 milioni di euro, il 33,2% del totale provinciale 2018, seguiti dalle piante vive al 18,5%, e poi dalla elettro-metalmeccanica che pesa per il 14,8%. A distanza, troviamo gli altri settori, tutti sotto la soglia del 10%.


Nel 2018 il comparto della moda di Pistoia ha registrato un buon andamento delle esportazioni (+4,4% l’anno e +2,9% tendenziale 4° trimestre). L’industria tessile, in particolare, ha chiuso il 2018 con risultati positivi: +9,1% rispetto al 2017 (+11,1% il tendenziale del 4° trimestre). Le calzature,che rappresentano il 10% dell’export della provincia, hanno registrato una crescita del +8,2% nel 2018 e del +16,1% nel 4° trimestre, confermando il trend ascendente di medio periodo. Viceversa, nel 2018 le esportazioni di prodotti di abbigliamento e maglieria arretrano del -1,2% sull’anno, con una forte diminuzione nel 4° trimestre (-10,1%). Primo mercato di riferimento del comparto moda pistoiese nel 2018 sono gli Stati Uniti (+14%), al secondo posto il Regno Unito in diminuzione (-4,4%); terza la Germania, stabile (+0,1%).


La elettro-metalmeccanica rappresenta più anime settoriali con andamenti differenziati. L’export complessivo 2018 è stato in crescita del +3,0% rispetto al 2017 (+4,6% il 4° trimestre). La produzione di macchinari (sia per uso generale che speciale, nel complesso il 6,8% di export) ha evidenziato nel 2018 un andamento poco brillante (-1,6% rispetto al 2017), con una ripresa a fine anno (+1,7% il 4° trimestre). La consistenza esigua del ferrotranviario di Pistoia è dovuta con ogni probabilità all’attribuzione delle esportazioni di alcune grandi imprese presenti sul territorio a loro unità locali collocate in altre province: i dati Istat sull’export infatti si basano sul luogo non solo di produzione ma anche di operazioni successive. Il primo mercato del 2018 del gruppo elettro-metalmeccanico sono gli Stati Uniti (in contrazione comunque del -7,2%), al secondo posto la Francia(+24,5%), al terzo la Germania (-38,4%).


Le industrie alimentari migliorano la performance (+4,3% 4° trimestre tendenziale) ma con una chiusura di anno del -5,0% più bassa rispetto al 2017. Il primo paese di riferimento è la Germania, in crescita del +5,4% rispetto al 2017.


Con la ulteriore flessione del 2018 le esportazioni di mobili sono giunte a un livello pari al 40% del periodo pre-crisi, che vale oggi il 6,2% dell’export pistoiese. Gli articoli in gomma e materie plastiche e altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi nel 2018 peggiorano le esportazioni del -12,5% rispetto al 2017, con un ultimo trimestre in caduta al -8,0% tendenziale. Le esportazioni dell’industria cartaria rappresentano l’estensione a nordest del distretto cartario di Capannori, e hanno chiuso il 2018 con 62,2 milioni di euro esportati (+6,0%), e un balzo nel 4° trimestre del +22,9%, dovuto in parte agli aumenti del costo della cellulosa che hanno inciso sul valore delle merci.

 
Il commento del presidente di Confindustria Toscana Nord Giulio Grossi

“Commentare dati come questi è piuttosto difficile. Fermandosi ai numeri in sé e per sé e ragionando soprattutto in ottica annuale dovremmo essere non solo sereni ma per molti aspetti più che soddisfatti. Il lavoro molto dettagliato e accurato che fa il nostro Centro studi ci consente tuttavia riflessioni più approfondite che prendono in esame anche i dati congiunturali e quelli dell’import. Il confronto fra i dati della congiuntura, diffusi un mese fa, e l’andamento dell’export ci conferma ad esempio che esiste una criticità ben precisa in corrispondenza del quarto trimestre dell’anno: un trimestre che, rispetto allo scopo di tracciare le prospettive per il futuro, non vale quanto gli altri ma molto di più, facendo da anticamera all’anno in corso. Se negli ultimi tre mesi del 2018 la produzione rallenta e l’export segnala anch’esso dei chiari scricchiolii in settori-chiave per la nostra industria, dobbiamo tenerci ben lontani da ogni trionfalismo.

 

Preoccupano anche le motivazioni che, con ogni evidenza, stanno alla base di queste dinamiche. La battuta di arresto dell’export del settore cartario, ad esempio, è in chiara connessione con l'incremento dei prezzi delle materie prime: nell’ultimo trimestre dell’anno  i valori medi all’import in Italia di pasta-carta, già in aumento anche nei mesi precedenti, sono cresciuti nel +19,1%. La caduta dell’export registra sì, quindi, un non clamoroso -2,6% , ma, dal momento che le esportazioni territoriali sono espresse in valori, è in realtà molto più accentuata in termini di quantità; e questo mentre, nello stesso tempo, l’aumento dei costi provoca una contrazione dei margini.

 

Quanto al distretto tessile pratese, anche nel 2018 è stato il primo esportatore nazionale in valori di tessuti, seguito da Biella; il primo esportatore di prodotti tessili come tessuti a maglia e speciali, seguito da Milano, e il secondo dopo Biella per esportazioni di filati: primati importanti, che danno la misura di quanto il distretto sta lavorando per mantenere alto il proprio profilo. Ma anche sul tessile-abbigliamento gravano delle incognite, per motivi diversi dal cartario anche se i costi di materie prime ed energia si fanno sentire anche in questo settore: i principali paesi di sbocco, Germania e Francia, segnano il passo, mentre nuovi mercati in potenziale crescita risentono del rallentamento dell’economia globale. Sempre la carta e il tessile-abbigliamento sono fra i settori che potrebbero essere colpiti dai dazi Usa, con effetti a ora non prevedibili; per tutti, inoltre, rimane in corso la partita della Brexit.

 

In questo quadro così articolato, con insidie di varia natura e provenienza, anche una realtà come Pistoia, che si caratterizza per la compresenza di una molteplicità di settori e che quindi è in grado di generare delle compensazioni al proprio interno, è esposta a contraccolpi che si sono avvertiti già nel 2018. Per Pistoia tuttavia va detto che i dati dell’export presentano anomalie dovute verosimilmente all’attribuzione ad altre province, per motivi di regole statistiche, di prodotti del ferrotranviario realizzati negli stabilimenti del nostro territorio: il dato congiunturale del quarto trimestre mostrava anzi buoni risultati, con un +4,6%.

 

Per il complesso dell'industria di Lucca, Pistoia e Prato le prospettive per l’anno in corso non ci lasciano tranquilli, con una crescita italiana che il Governo stesso vede come irrilevante, certificando attraverso il Def la previsione 2019 al +0,2% e quindi, indirettamente, anche un mercato interno poco ricettivo. Mentre siamo costretti a misurarci con problemi macroeconomici incontrollabili, auspichiamo che da parte della politica e delle amministrazioni pubbliche a tutti i livelli, da quello europeo a quelli nazionale e locale, venga fatto tutto quanto il possibile per favorire le attività produttive e aiutarle a essere competitive. L’export manifatturiero è più che indispensabile agli equilibri economici nazionali: è decisivo".

Fonte: Confindustria
 
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