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Presidente in quota Forza Italia.

Per capire il personaggio ed il suo rapporto col caimano , si trova abbondante materiale e penso anche dagli atti parlamentari , l appoggio alla tesi della nipote .....
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Finalmente arancione anche in campo femminile assoluto, dopo oltre un decennio una formazione di Pistoia torna alle competizioni e con buone prospettive future.

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Davide Cutillo ha staccato il biglietto per la finale dei campionati italiani under 17 di fioretto che si disputeranno nel prossimo mese di maggio a Catania.

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Tredicesima vittoria consecutiva per la Gema Montecatini, che dopo un mese di stop in campionato (causa pausa natalizia e poi le prime due giornate rimandate dal covid) ha dimostrato di non avere affatto ruggine o scorie addosso.

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Prima grande soddisfazione nel circuito europeo under 17 per Fabio Mastromarino. 

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Un azzurro per due.

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Ventinove giorni dopo l'ultima volta, Gema Montecatini è pronta a tornare in campo per una partita ufficiale. Il 17 dicembre, giorno della dodicesima vittoria consecutiva a Prato, sembra però ormai lontanissimo.

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Riceviamo da parte di Mtvb Herons e pubblichiamo.

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Se non è un evento poco ci manca, finalmente dopo oltre un decennio di assenza Pistoia ripresenterà una formazione senior femminile nei massimi campionati italiani.

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Consigli di lettura di Maria Valentina Luccioli.

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Inaugurazione il 19 gennaio alle 18,30, nei locali della Federazione provinciale di Rifondazione Comunista di Pistoia.

La signora in blu
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IL SEGNO DEL MESE
di Sissy Raffaelli

Segno di Terra, Cardinale, domiciliato in Saturno ed esaltato in Marte.

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VALDINIEVOLE STORICA
di Giancarlo Fioretti
Francesco Berni, il poeta valdinievolino che confessò le sue passioni... burlando

3/4/2016 - 12:43

Non sempre i figli seguono le orme dei padri. Così avrà senza dubbio pensato Nicolò Berni, notaio in Lamporecchio, riguardo allo stile di vita ed agli interessi del figlio. E, cosa rara per il tempo, ser Nicolò non ebbe troppo a dolersi quando il suo giovin rampollo Francesco gli confesso di preferire la poesia agli studi giuridici.

 

Francesco era nato nel 1497 a Lamporecchio, all'epoca poco più di un borgo agricolo stretto fra il Montalbano ed il Padule di Fucecchio, a quei tempi molto più esteso rispetto ad oggi. Come tutti i ragazzi di buona famiglia, ebbe un istruzione basata sullo studio dei classici, ed impartita da precettori ecclesiastici. La Chiesa Cattolica entrava quindi a far parte della vita di Francesco sin dagli albori. Una presenza questa, che ne caratterizzerà l'esistenza anche e soprattutto negli anni a venire. Pur inquadrato nel ferreo binomio famiglia borghese/Chiesa, il giovane mostrò subito la sua indole estroversa ed il suo carattere ribelle.

 

Mal digeriva di vivere in una società, quella dell'Italia del 1500, infarcita di superstizioni e pregiudizi, nella quale l'unico modo per esprimere il proprio parere pareva essere la Poesia. L'Arte delle Muse ha difatti il pregio di colpire il bersaglio usando l'armonia delle parole. E quest'armonia servì al Berni per comporre la sua prima opera conosciuta. la Catrina nel 1516. Si trattava di una farsa rusticale scritta in ottave, che andava ad inserirsi nel solco di una tradizione che a Siena stava sbocciando con autori come Niccolò Campani. Giova ricordare che, all'epoca, il baricentro socio-culturale della Toscana era rappresentato dall'asse Lucca-Siena e Lamporecchio, situato a non molta distanza dalla via Francigena, aveva comunque il pregio di trovarsi in facile comunicazione con una delle principali vie di comunicazione dell'epoca.

 

Le novità artistiche di ogni campo che maturavano in Toscana, scivolando lungo la Francigena ben presto arrivavano a Roma. E lo stesso Francesco, intorno al 1517, fece il suo approdo nella Città eterna. L'occasione gliela fornì la proposta di lavoro a lui proferita dal Cardinale Bernardo Dovizi, originario di Bibbiena e suo lontano parente. Pur venendo a mancare poco tempo dopo il suo arrivo a Roma, il cardinale dette comunque indicazione a suo nipote, il protonotario apostolico Angelo Dovizi, di servirsi della perizia e dell'acume di quel loro lontano parente, che a Roma pareva ambientarsi benissimo.

 

Erano quelli gli anni del papato di Leone X, al secolo Giovanni Lorenzo de'Medici. Un papa passato alla storia per la sua duplicità di dotto umanista ma soprattutto di gaudente. Celebri erano le sue cene con ben 65 portate e le sue parate con giullari e pantere e l'immancabile elefante bianco Annone. Gaudente all'ennesima potenza, Leone X non ebbe mai a 'pontificare' sui costumi sessuali di nessuno, visto che anche i suoi erano non sempre ortodossi. E, per il Berni, che ostentava la sua omosessualità sia nell'agire che nel comporre, la Roma di Leone X pareva essere una sorta di Paradiso. Sono quelli gli anni di un'intensa produzione di versi in latino che gli permisero di essere conosciuto da tutto l'ambiente umanista romano. Il vento, tuttavia, cambiò direzione con l'ascesa al soglio pontificio di Adriano VI, un papa moralizzatore che si proponeva di estirpare scandali e sodomia dalle rive del Tevere (un precursore di Papa Francesco?... ai posteri l'ardua sentenza).

 

Il Berni fu quindi gentilmente invitato ad abbandonare l'Urbe e confinato nell'Abbazia di San Giovanni in Venere, nei pressi della città abruzzese di Lanciano. Immaginiamo quindi il .....cristianissimo dolore del Berni quando all'Abbazia dove risiedeva suo malgrado giunse la lieta novella (per lui) della morte di Adriano VI e dell'elezione alla cattedra di Pietro di Clemente VII. Veloce come un fulmine lasciò la tediosissima abbazia e tornò a Roma come segretario del datario pontificio Gian Matteo Giberti, futuro vescovo di Verona. Il suo legame col Giberti fu forte ed intenso e finì per caratterizzarne la vita. Fautore dell'autonomia degli stati italiani, e quindi anche del papato, rispetto alle ingerenze imperiali, il Giberti fu tra l'altro uno degli ispiratori della Lega di Cognac del 1526, nata per contrastare l'egemonia dell'imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V. Pur condividendone in linea di massima i principi, il Berni capì da subito che il progetto politico del suo nuovo padrone era destinato al fallimento. Lo stesso clima culturale romano, tendente adesso verso un'esasperazione dell'umanesimo erudito, lo portò su una posizione critica culminata con l'opera 'Dialogo contra i poeti,  in cui manifestava il desiderio di 'spoetarsi'. Ed il Berni, a ragion veduta aveva tutte le ragioni per temere le ripercussioni future di quel clima sin troppo 'autonomista'.

 

Nel 1527 il letterato toscano fu infatti fra gli abitanti di Roma assediati dalle milizie imperiali che, forse contravvenendo agli ordini superiori, sottoposero Roma ad un orrendo saccheggio. Solo la buona sorte gli permise di sopravvivere. In questo clima tempestoso, riuscì comunque a portare a termine il suo rifacimento dell'Orlando Innamorato di Matteo Maria Boiardo, che il Berni riscrisse in ottava rima ed in dialetto toscano, per rendere l'opera più accessibile ed appetibile a tutti (all'epoca, casomai, il diritto d'autore era una chimera). Nel 1530 presenziò a Bologna all'Incoronazione Imperiale di Carlo V, in quella che fu definita come l'ultima cerimonia del Medio Evo. Capì che la sua strada ormai si stava divaricando da quella del Ghiberti.

 

Passò infatti alle dipendenze del cardinale Ippolito de'Medici, anche se ben presto se ne allontanò approfittando della concessione di un canonicato presso la Cattedrale di Santa Maria del Fiore. A Firenze avrebbe potuto vivere tranquillo, ma la quiete era una parola estranea al suo vocabolario.. Si trovò infatti coinvolto negli intrighi di palazzo e di potere riguardo al predominio sul collegio cardinalizio. Pare che, essendosi rifiutato di somministrare del veleno al cardinal Salviati, il cardinale Cibo dette ordine di avvelenarlo. Era il 1535 e con il Berni terminava l'avventura umana di un letterato immerso nelle dinamiche di potere dell'Italia del Cinquecento.

Indichiamo adesso un luogo, un libro ed un lascito morale che meglio qualifichino il nostro poeta.

LUOGO: Firenze, il Duomo. Per il Berni pareva un pacifico approdo, invece...ù

LIBRO. Opere di Francesco Berni e dei berneschi, Utet Torino grandi opere, 2014

LASCITO MORALE: Essere sempre se stessi, con i propri pregi e le proprie debolezze. Chi non ne ha? 

 

di Giancarlo Fioretti

 
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3/4/2016 - 14:59

AUTORE:
andrea f.

Storie di genialità , di potere ecclesiastico ,di potere temporale , di costumi sessuali .... Storie di ieri , di oggi , di domani ..